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In attesa del 31 di maggio. Caffè del 13 marzo

La soluzione ventilata nelle linee guida per la riforma della RAI – scrive Mineo –  (amministratore scelto dal governo, ma 4 consiglieri su 7 nominati dal Parlamento a camere riunite e uno dai dipendenti) non è più governativa dell’attuale. Anche se fosse vero, la cosa non mi consola. Conterà l’equilibrio dei poteri tra l’amministratore delegato, dotato di poteri ben superiori a quelli dell’attuale direttore generale,  e un consiglio in cui continuerà comunque a prevalere la maggioranza che sostiene il governo. Perché, ha precisato Renzi, servirà “un vero amministratore delegato, con poteri ampi, come in qualunque azienda privata”. Come Marchionne alla Fiat? (nandocan)

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo – La notizia politica? Per le regionali si vota il 31 maggio, fra 80 giorni. In queste 11 settimane e mezza Berlusconi cercherà di corteggiare la Lega per ridurre le perdite elettorali. Renzi blandirà Parlamento e minoranze Pd, rinunciano a decreti e sfide, sperando che gli incentivi agli industriali facciano crescere il numero degli assunti (precari).

Stampa: “Ecco la nuova scuola di Renzi”. Corriere; “Più poteri ai presidi”, Repubblica: “Prof scelti dai presidi e soldi a chi merita”. Dietro gli annunci, la verità è che Renzi ha deciso di  condividere con la maggioranza parlamentare la responsabilità della riforma della scuola. Ha dunque messo all’angolo  i Faraone, le Giannini, le Puglisi che – maestria del leader? – pare non se ne siano accorti. Gli scatti di anzianità non si toccano. I precari delle liste a esaurimento si assumono tutti (anche se non servono), perchè “se le chiamavamo a esaurimento dobbiamo esaurirle”. Gli altri precari si vedranno riconosciuti “titoli” per i concorsi. Un bonus che i presidi potranno distribuire agli insegnanti, l’autonomia intesa come rapporto con il territorio.

E l’idea di scuola? A cosa serve? Se debba trasmettere più nozioni e insegnare più materie, oppure occuparsi della formazione, puntare sull’apprendimento di un metodo e sull’affinamento di capacità logiche? Come rimettere la classe al centro dell’attenzione e, nella classe, evitare che ogni insegnante si consideri una monade indipendente? Risposta non pervenuta. Renzi dà per scontato il passato e immagina solo il domani immediato, non gli interessa guardare oltre. Il Parlamento saprà fare meglio? Lo spero.

Sulla Rai troverete un Grasso (Corriere) che ne chiede la privatizzazione. Totale o per la gran parte, cioè lasciando nel dominio pubblico una cosettina inessenziale dove  possano liberamente giocare finti e autoproclamati esperti massmediologi, come l’autore dell’articolo. Claudio Tito, per Repubblica, ricorda invece che “il vestito della televisione italiana è stato cucito sulle misure di Berlusconi”. “Quasi il 50 per cento del mercato pubblicitario è occupato dalle tv. E di questa quota oltre il 60 per cento è in mano alle emittenti del Cavaliere. La Rai è bloccata da un tetto che ne limita il reperimento delle risorse”. Aggiungo: Mediaset voleva tre reti in chiaro e alla Rai sono rimaste tre reti generaliste, i cui palinsesti vanno alimentati. Se la risorsa pubblicitaria scema e il canone diventa una tassa odiosa, la qualità dei programmi crolla per forza. Inoltre nessun parlamentare, nè di destra nè di sinistra, rinuncerebbe mai ai Tg regionali (che costano molto). Mentre quel che resta degli autori e dei produttori di italici audiovisivi, vive grazie alla Rai.

Questa è la realtà. Dunque, prima di tutto, norme anti trust e contro ogni conflitto di interessi. In secondo luogo, bando alle ipocrisie: volete i tg a Catania e a Bolzano? Volete che la Rai produca “cultura” italiana? Bene, allora fuori le risorse. Quanto alla “governance”, Giannelli disegna un Renzi domatore che piega il cavallo di viale Mazzini. Per la soluzione ventilata (amministratore scelto dal governo, ma 4 consiglieri su 7 nominati dal Parlamento a camere riunite e uno dai dipendenti) non è più governativa dell’attuale.

Libero: “Cribbio riprocessano il Cav”. Giornale: “Il linciaggio continua” (Ce l’ha con i vescovi!). Il Fatto invece: “Aveva ragione Bocassini”. “Prostituzione (anche minorile) e abuso di potere ci sono stati. Solo è cambiata la legge”. E B poteva non sapere la vera età di Ruby. Non amo ripetermi: per fare un favore alla destra, Berlusconi dovrebbe lasciare.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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