Noi non lo assolviamo

Marnetto Mda Massimo Marnetto, 12 marzo 2015 – L’assoluzione di Berlusconi da parte della Cassazione fa pensare che il clima d’intimidazione contro la magistratura portato dalla responsabilità civile del giudice sia già inconsciamente interiorizzato.

Colpisce che tutta l’argomentazione volta ad escludere il reato di prostituzione minorile ruoti attorno all’ipotesi che B non conoscesse la minore età di Ruby, quando ha avuto rapporti sessuali con lei (provati dall’accusa e non contestati dalla difesa).
Allora evidenziamo un solo dato.
B telefonò da Parigi alla Questura di Milano in tarda ora – segno di urgente preoccupazione – per far “affidare” Ruby alla Minetti. L’  “affidamento” è un istituto che presuppone la minore età del fermato. Quindi B sapeva benissimo che Ruby era minorenne (Fede lo sapeva da sempre) e per questo era preoccupatissimo, tanto da distrarsi da un incontro internazionale per dedicarsi personalmente a disinnescare questa bomba.
Ora B brinda.
Può ben festeggiare la sentenza della Cassazione, ottenuta grazie al più costoso avvocato in circolazione. Ma non prenda tutti gli italiani per idioti o servi. C’è ancora chi ha memoria e logica. E soprattutto non si rassegna allo squallore di considerare normale che un vecchio ricco e potente possa comprare il corpo di una minorenne sbandata, fermata per furto dopo essere fuggita da una casa famiglia.
Questo abuso di potere sociale è scandaloso. E noi non lo assolviamo.
Massimo Marnetto
Libertà e Giustizia di Roma

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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