Ancora B? Stento a crederci. Caffè del 12 marzo

Mineo oggi torna a invitare la sinistra del PD a “ritrovarsi e dar battaglia”. Poi però sembra prendersela con Civati e perfino col suo “amico Vincenzo Vita” e Fratoianni che, a differenza di lui, chiedono che il vertice RAI non sia scelto dal governo. “In alto la bandiera! – ironizza – e poi?”. Io credo che quando si tratta di democrazia, pluralismo e libertà di espressione, ognuno debba fare la sua parte. Lui ricorda di averla fatta prima di altri per la riforma costituzionale. E’ vero, anch’io (nel mio piccolo come si usa dire) l’ho molto apprezzato per questo. Nessuno meglio di lui, che ha sperimentato di persona i danni dell’ingerenza partitica e governativa, potrebbe continuare a fare la sua parte anche per la RAI (nandocan).

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo – Con generosità letteraria Maurizio Crozza ha ribattezzato l’Italia: “Paese delle meraviglie”. Certo è un paese che ama le fiabe. Come quella che a Berlusconi l’avrebbero rovinato i giudici. E i complotti. Il Giornale: “Questa donna (Bocassini) ha rovinato il Paese”. La Stampa: “Con l’assoluzione torno in campo”. Repubblica: “Torno per vincere”. Libero: “Quanto ci è costato il processo a Berlusconi”. Corriere: “Berlusconi prova il rilancio”. Sono i giornali,sembrano  “Chi” o “Scherzi a parte”. Berlusconi vinse le elezioni del 2008 (contro il Pd a vocazione maggioritaria) e subito si ritirò sotto la tenda. Ne aveva le tasche piene di Fini e Tremonti, della Gelmini e di Letta. Gli interessavano i vertici (per fare cucù e raccontare barzellette), voleva spendersi per le grandi occasioni (terremoto, monnezza, Ponte di Messina, nucleare). Mentre il mondo affondava nella più grave crisi del secolo, B ripeteva “Non ci riguarda, è una crisi americana. Abbiamo la cassa integrazione. I ristoranti sono ancora pieni”. Chi lo cercava al telefono trovava “utente assente”, perchè non amava che lo disturbassero a villa Certosa. Mentre ad Arcore era un continuo entra ed esci (con la scorta complice o attonita) di magnacci, ricattatori, Tarantini, Lavitola e Minetti.

Dovunque in Occidente lo avrebbero cacciato per questo. Con o senza penetrazione di una danzatrice del ventre minorenne, con o senza telefonate a funzionari dello Stato perchè nascondessero le marachelle del capo del governo. Semmai un “complotto” l’ha ordito Napolitano, per tenere lontani da Palazzo Chigi i suoi ex compagni di partito (che riteneva immaturi). Prima ha protetto B dal rischio delle elezioni anticipate, poi l’ha sostituito con Monti, accogliendolo nella maggioranza. Se ancora si parla di lui, un grazie a Giorgio.  Quanto al ritorno o al rilancio: Alfano non si fida più, famiglia e imprese lo vorrebbero sodale di Renzi, Salvini lo ricatta, i pochi fedeli, naufraghi in Parlamento, tremano per i sondaggi, Renzi ha costruito un sistema con un solo astro al centro (Renzi), e intorno un pulviscolo di stelle cadenti. Auguri.

Il Fatto insiste: “Sfasciano la Costituzione e non sanno spiegare perchè”. Chi? Scalfarotto, Lauricella, D’Attorre. Non sanno spiegare perchè la Dc aveva scarso senso dello Stato, e il Pci poca dimestichezza con le democrazie liberali. Il Senato delle Regioni voleva essere la risposta al pericolo presidenzialista e bonapartista: meglio ancorare le istituzioni alla democrazia partecipata regionale! Legge maggioritaria? Certo, ce l’hanno (quasi) tutti. Ma il premio di maggioranza, 130 deputati in dono al primo partito votato, non c’è nel Regno Unito, nè in Germania, in Francia o in Spagna. Doppio turno? E come no! In genere serve per rendere meno spietato il sistema uninominale. Noi invece lo usiamo per scegliere il Premier, scimmiottando il sistema semi presidenziale francese ma senza neppure cambiare forma del governo. Tanto nessuno capisce, vero Boschi?  Un Cuperlo molto duro ha chiesto ieri una notte della verità nel Pd e a Renzi. Civati ha rivendicato di non aver contribuito, con il suo voto, a sfasciare la Costituzione (se è per questo, Tocci, Chiti, Corsini, D’adda, io stesso, non avevamo votato queste riforme ben prima di lui). Però, per fermare la deriva plebiscitaria, o la “democratura” come dice Scalfari, o per ridurre il danno (io mi accontento), serve chiarezza e generosità. Serve ritrovarsi e dar battaglia.

Intanto Renzi chiede l’aiuto del Pd e del Parlamento per riformare scuola e Rai. Restano gli scatti di anzianità per gli insegnanti, resta l’intenzione di svuotare le graduatorie ad esaurimento, il resto della buona scuola, da delegare al governo. Anche la Rai, Renzi propone di ri-affidarla al governo. Si fa forte delle polemiche contro l’invadenza dei partiti e contro quel baraccone non-azienda mangia denaro pubblico. Che facciamo? Il mio amico Vincenzo Vita (che oggi incontro) ha un sogno e lo ha condiviso con Civati e Fratoianni: il vertice non sia scelto dal governo ma invece anche da collettivi femminili, associazioni per la legalità, ONG. In alto la bandiera. E poi?

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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