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Nuova democrazia.Caffè dell’11

“Chiediamo ai migliori costituzionalisti un progetto di riforma”, scrive Mineo. Ma sulle riforme i migliori costituzionalisti hanno detto la loro da tempo. Matteo Renzi e il suo “cerchio magico” li hanno subito liquidati come “professoroni”. Ma Renzi “è un politico, a differenza degli altri”, sostiene Mineo.  Bene, i “professoroni” pensano che la politica sia un’altra cosa. E vorrebbero che le riforme istituzionali le scrivessero i parlamentari. Non sono pagati per questo? Per “soffrire” e “sperare” insieme alla Bindi bastiamo noi cittadini (nandocan).

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo11 marzo 2015 – Berlusconi day. Ieri, a tarda sera, il Caimano s’è liberato dell’incubo Ruby, “Ancora assolto”, scrive il Corriere; “Ruby, assoluzione”, la Stampa; “La Cassazione salva Berlusconi”, Repubblica. Di mattina, con una mozione degli affetti, era riuscito a convincere Forza Italia a votare contro la riforma del Senato, dopo avergliela fatta approvare in prima lettura e aver regalato a Renzi la legge elettorale che più gli conviene. Sull’assoluzione, poco da dire: la prostituzione ad Arcore è provata ma non la consapevolezza di Berlusconi che la ragazza fosse minorenne. Quanto alla concussione – quella telefonata perché la polizia non la mandasse ai servizi sociali – non sussiste, perché il Parlamento ha cambiato la legge. Prosit. E ora? O il Caimano deciderà di regalarsi l’ultimo giro: ritorno in campo, guerra alla severino, guai per Fitto, tentativo di far crescere la tensione con Renzi per poi contrattare un nuovo Nazareno. Oppure farà lievitare il prezzo dei suoi averi per vendere tutto come meglio potrà: addio televisioni e addio politica. Quién sabe?

Il Fatto Quotidiano: “Ecco i 357 che distruggono la Costituzione”. E fra costoro Bersani che vuole che si cambi almeno la legge elettorale, altrimenti non dirà più sì alle riforme di Renzi. Cuperlo, che vuole modifiche pure alla legge di riforma costituzionale, da inserirsi non è ben chiaro quando nè come. Rosy Bindi, alla quale attribuiscono la frase “Soffro troppo, spero che Matteo cambi”.

Che dire? Ricordo bene la solitudine in Senato, quest’estate quando la riforma Boschi Finocchiaro fu votata in Senato con soli 183 voti a favore, nonostante l’appoggio spavaldo del “Nazareno” Berlusconi. Ricordo l’ostruzionismo di Sel (per ragioni “di bandiera”, cioè per reagire alla scissione di Migliore & C) che ci danneggiò nella battaglia. Ricordo il silenzio di tutti i deputati e dirigenti del Pd: suvvia, questi senatori (in cerca di visibilità, che perdono tempo per non perdere la poltrona) non esagerino. Ricordo il sollievo generale, quando in 14 (che ci eravamo autosospesi dal Pd) rientrammo (sconfitti) nei ranghi. A cuccia, entrano in campo i professionisti. Si è visto che cosa abbiano saputo fare. Epperò bisogna essere generosi e guardare al futuro. Così il Senato non serve: abroghiamolo. Chiediamo ai migliori costituzionalisti un progetto di riforma che corregga l’elezione diretta del premier mettendo in salvo le istituzioni di garanzia, Presidente della Repubblica e Consulta. Lanciamo un appello alla destra – sì alla destra – per introdurre la possibilità di coalizzarsi tra primo e secondo turno. Infine, chiediamo pure che i deputati vengano eletti dai cittadini, o con la preferenza o in collegi uninominali.

Ieri ho visto all’opera Matteo Renzi, di sera e fino a notte, per discutere di scuola e Rai con i gruppi Pd. Controlla il campo, sa essere paziente, non sconfessa in modo esplicito i suoi “fedeli” nemmeno quando, come sulla scuola, lo hanno fatto quasi sbattere contro un muro. Portate a casa le riforme indecenti (jobs act e Italicum) è disposto a concedere spazio al Pd e al Parlamento. Ammesso che il Pd e il Parlamento abbiano da dire. Niente da fare è un politico, a differenza degli altri. E se la bonaccia dura, continuerà a vincere. Durerà? A gennaio, male l’indice della produzione industriale. Ma Financial Times titola “Quantitative easing e attesa del rialzo dei tassi americani spingono l’euro verso il cambio più basso da 12 anni”. Il Sole24ore: “Euro, parità sul dollaro vicina”. Arriverà una ripresa ribusta? Ne dubito.

Salvini ha deciso: Tosi è fuori. Ovvio, ormai c’è spazio per un solo leader per ciascun movimento o partito. Salvini, contro Tosi, contro Meloni, contro Renzi, contro (inshallah) Landini. Sarà così la nuova democrazia. All’italiana.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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