Dilaga, sbaraglia, scompagina, assorbe. Caffè del 10 marzo

Corradino Mineo, siciliano lucido e amaro come il principe di Salina, mi appare ogni giorno di più rassegnato al nuovo potere post-democratico. Ma il vero Gattopardo è Stefano Folli (nandocan)

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo “Riforme, esplode Forza Italia. I ribelli votano sì”, Repubblica. “La riforma divide Forza Italia”, Corriere.  Signori miei – immagino Crozza con il dentone – “questo è il partito di Renzi, che dilaga in Parlamento e sbaraglia il campo degli oppositori”. Invece no, la cronaca supera la satira, il virgolettato è di Stefano Folli, ex direttore del Corriere, ex editorialista del Sole, ora commentatore politico di Repubblica. Scrive: “ll partito di Renzi scompagina e assorbe. Intorno ad esso si esercita il trasformismo più antico e la spregiudicatezza più moderna. All’interno del Pd la sinistra soffre, ma non ha una direzione di marcia. All’esterno, sulle macerie di Forza Italia nasce persino la corrente dei berlusconiani “renziani”. E i Cinque Stelle dissidenti, o una parte di loro, sono così pronti a entrare in maggioranza da pretendere addirittura un ministro”.

Inevitabile. Perchè nè sinistra nè destra nè M5S hanno elaborato il lutto della lunga crisi, hanno fatto davvero i conti con le paure del ceto medio, la caduta delle ideologie, la sfiducia nella democrazia. Ed ecco, s’avanza uno strano guerriero, un politico puro che prende al mercato quel che serve. Meno bizantinismi parlamentari? Certo. Più poteri al governo, ci mancherebbe! Soldi agli industriali per togliere alibi agli industriali. Libertà di licenziare ma possibilità di assumere. Vogliamo più lavoro non più sindacato. Sono parole che spesso rimandano a leggi scritte male, ma servono bene a decapitare tutte le altre posizioni in campo, che ammiccano a un piccolo mondo antico e perduto. Berlusconi che si vedeva già Padre Costituente, Bersani difensore di una “ditta” già spianata, Grillo che offriva piazze e blog come alternativa alla politica. Per Renzi è il metodo che conta, non il merito. Al merito ci pensano già i mercati, perchè l’Italia non è per lui che una costola d’Europa e l’Europa dell’occidente è neo liberista. La politica, al tempo della crisi, è l’arte di occupare il centro, di surrogare il sistema paese, di apparire chiave per ogni scelta possibile. 

Ieri Gianni Cuperlo ha scritto una bella lettera a Renzi. Per chiedergli di poter correggere legge costituzionale ed elettorale in Senato, e poi un piano contro la povertà, un credito d’imposta per le imprese che investono in innovazione e ricerca, un reddito di cittadinanza, basta rinvii per i diritti civili, salvaguardie per gli esodati. Oggi Casaleggio, in un’intervista al Corriere, chiede “dialogo in aula” per evitare una “deriva di destra”. “Dove sono scomparsi gli ammortizzatori sociali -dice-, di solito si è imposta l’ultradestra, a partire dal nazismo. In Grecia se fallirà Tsipras, verrà Alba Dorata. È questo che vogliamo?”. Renzi ha vinto in due mosse. Con il jobs act si è piazzato su una collina a metà fra Draghi e Merkel. Con il sì (in Senato) di Forza Italia all’Italicum, ha mostrato l’inutilità della destra e ha scritto una legge elettorale che gli darebbe vittoria e  potere. La sinistra ha 2 anni di tempo per ricostruire una sua identità, e per ridurre il danno di riforme autoritarie. A proposito, leggete Valerio Onida, Corriere pagina 29. Scrive, da par suo, tutto quel che scribacchio da tempo sull’Italicum.

La Stampa: “Lo scontro fra Germania e Grecia”. Il Sole: “Effetto Grecia sul Qe, tassi in calo, Borse caute”. In verità il primo giorno del cannone di Draghi, è stato funestato dal riproporsi del rischio GrecExit. Dunque, dagli ad Atene. “Draghi fa, Tsipras disfa”, il Sole. “Quello che Atene non vuol capire”, Corriere. “La bocciatura arriva dai mercati”, Stampa. Che però, a pagina 3, ricorda come ci sia “un’altra Grecia nel cuore dell’Europa: Carinzia verso il crac per colpa delle banche”. Aspetta e spera che la Crecia si avvicina!

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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