Vai alla barra degli strumenti

Deforma costituzionale

Marnetto Massimo 1da Massimo Marnetto, 10 marzo 2015 – Muore il patto del Nazareno, ma nasce il “governo fronda”.

Che vuol dire?  Che il duo Renzi-Berlusconi ha ufficialmente rotto il proprio sodalizio per ricompattare le divisioni interne dei rispettivi partiti, ma poi negli appuntamenti decisivi – come la votazione della “deforma” costituzionale – trova sottotraccia il modo per continuare ad aiutarsi.
Come? Con la farsa dei “disubbidienti”.
Una categoria inconcepibile in Forza Italia, a meno che il capo non abbia dato in gran segreto l’ordine di sparigliare. Solo così si spiega l’inedita indisciplina della ligia Santanché e di altri neo-obiettori di coscienza, che dichiarano a favore di telecamera di non poter seguire Berlusconi.
Mentre Verdini tace e si compiace, Berlusconi urla ai quattro venti che FI voterà contro le modifiche costituzionali, sperando che la Lega veda in questa sua ostentata dichiarazione la prova d’opposizione che Salvini gli ha chiesto per parlare di future alleanze.
E il Movimento 5 Stelle voterà contro? Farà scoppiare le contraddizioni del “governo fronda”?
No, esce dall’aula per non votare. Motivo ufficiale: non rendersi complici delle nefandezze della riforma. 
Sottotitoli: sperare di ottenere in cambio da Renzi la conferma nell’Italicum del premio alla lista  – e non alle coalizioni – che eviterebbe loro l’obbligo di allearsi alle elezioni. Ed aspirare così di arrivare da soli al ballottaggio.  Alla faccia della deforma costituzionale.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: