C’ERA UNA VOLTA I Freikorps del Baltico precursori di nazismo

Da sinistra, Kurt Daluege,_Heinrich_Himmler,_Ernst_Röhm capo delle SA
Da sinistra, Kurt Daluege,_Heinrich_Himmler,_Ernst_Röhm capo delle SA

Un po’ di storia dimenticata perché mai insegnata, per capire meglio le vicende di oggi e il loro rapporto con quelle che le hanno precedute (nandocan).

***di Giovanni Punzo,  7 marzo 2015* – Fine della Grande Guerra sul Baltico, estoni, lettoni e lituani, tedeschi e polacchi, russi bianchi e bolscevichi si contendono quel pezzo di impero zarista. In prima linea ci sono i Freikorps, ex combattenti. I reduci del Baltico e dell’Alta Slesia che si arruoleranno poi nelle SA hitleriane

Dopo la Grande Guerra non fu solo l’Ucraina a diventare terreno di scontro tra rossi e bianchi, ma per anni anche la zona oggi corrispondente più o meno alle repubbliche baltiche e a parte della Polonia nord-orientale fu teatro di un conflitto provocato dal vuoto di potere della scomparsa dell’impero russo. Nemmeno la Finlandia si sottrasse a una vasta guerra civile nei primi sei mesi del 1918. Poi toccò a estoni, lettoni e lituani, tedeschi e polacchi, russi bianchi e bolscevichi affrontarsi per il possesso dei territori. Poiché non si trattò di scontri tra eserciti regolari, il coinvolgimento della popolazione civile fu sistematico e sanguinoso.

 

A parte le altre formazioni eterogenee di diverse nazionalità coinvolte, i veri protagonisti del periodo furono i Freikorps, unità tedesche di volontari il cui nocciolo era costituito da ex combattenti, categoria che dopo la guerra era numerosa e alla ricerca di occupazione. Di fatto assolsero in parte quei compiti che la Germania -priva di forze armate o impossibilitata dalle condizioni dell’armistizio o dalla pace di Versailles- non poteva eseguire direttamente o sostenere ufficialmente.

Ad appartenenti ai Freikorps è da ricondurre ad esempio l’assassinio di Rosa Luxemburg, sebbene manchino a tutt’oggi prove dirette. In parecchi casi però i Freikorps andarono oltre disobbedendo alle disposizioni del governo di Weimar o ribellandosi apertamente, come avvenne nel caso del tentato putsch di Kapp (1920, da non confondersi con il putsch di Monaco del 1923, al quale prese parte Adolf Hitler).

 

 

 

Una parte di queste vicende è raccontata in un romanzo autobiografico (I proscritti) scritto da Ernst von Salomon (1902-1972), diciassettenne all’epoca, che aveva raggiunto il Baltico dopo i primi passi nella repressione del moto spartachista a Berlino. Al ritorno von Salomon tornò a combattere in Alta Slesia dove Germania e Polonia si contendevano il possesso della regione; dopo l’organizzazione dell’attentato a Walter Rathenau (1922), ministro degli esteri della repubblica di Weimar, fu processato e condannato uscendo dal carcere nel 1928.

 

Anche se von Salomon non aderì in seguito al nazismo – nel senso che non ricoprì mai ruoli ufficiali, ma anzi fu sempre guardato con un certo sospetto – la stragrande maggioranza dei reduci del Baltico o dell’Alta Slesia però lo fece, arruolandosi in buona parte alle SA, le famigerate ‘Camice brune’ di Röhm: intimidazioni e minacce, pestaggi, scontri di strada, incendi a sedi di partiti o edifici pubblici furono più o meno le attività principali fino alla grande epurazione del 1934 decisa da Hitler e Himmler.

Il libro inquietante di von Salomon -come scrisse Giaime Pintor- descrive «la natura essenzialmente vulcanica del sottosuolo d’Europa» da cui è sorto il nazismo e pare oggi che sul Baltico se ne rintracci ancora l’eredità dispersa.

 

*da Alganews, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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