Carta di Roma: una campagna contro la disinformazione sugli immigrati

immigrati_bari E’ anche perché siamo tra i peggio informati al mondo su questi temi che da noi prosperano i movimenti nati sulla paura degli immigrati, dal meridione prima, dall’estero oggi. Mi auguro che il programma di formazione della Carta di Roma nelle redazioni e nelle scuole di giornalismo trovi seguito anche presso i free lance che rappresentano ormai gran parte del giornalismo italiano (nandocan). 

***5 marzo 2015 – A novembre il sondaggio Ipsos Mori ha rivelato che gli italiani sono tra i meno informati del mondo sui temi dell’immigrazione. Pare che la situazione non sia migliorata, anzi. In questi giorni alcuni organi di informazione locali hanno dato notizia di un provvedimento a favore dei profughi italiani (della Libia) come se fosse una norma eccezionale a favore di quanti sbarcano dalla Libia. È solo un esempio tra i tanti. Il fatto è che, come sempre, col crescere delle tensioni tra le forze politiche, i temi dell’immigrazione diventano oggetto di propaganda. E aumentano le notizie fuorvianti e non verificate. Per far fronte a questa situazione l’Associazione carta di Roma, nella sua assemblea annuale, ha ampliato il direttivo e ha predisposto un programma di formazione nelle redazioni e nelle scuole di giornalismo.

«Promuovere non il “giornalismo buono” ma, semplicemente, il buon giornalismo. Di cui c’è sempre più bisogno» ha affermato Giovanni Maria Bellu, confermato alla presidenza dell’associazione.

L’Associazione Carta di Roma è nata nel 2011 per dare attuazione al protocollo deontologico dei giornalisti su migranti, richiedenti asilo e rifugiati adottato nel 2008 dai giornalisti italiani. Nell’assemblea dei soci, tenutasi ieri nella sede della FNSI, l’Associazione Carta di Roma ha confermato nel ruolo di Presidente Giovanni Maria Bellu e di vice Presidente Pietro Suber. L’assemblea ha anche ampliato la composizione del proprio direttivo nel quale sono entrati a far parte, come osservatori, anche le associazioni A Buon Diritto, Centro Astalli e Lunaria che, quindi, da adesso affiancano Federazione nazionale della stampa, Ordine nazionale dei giornalisti, Amnesty International e gli invitati permanenti Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati).

Della Carta di Roma fanno parte anche Articolo 21, ASGI – Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Associazione 21 Luglio, Cestim, Cospe, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia-Fcei, Il Pettirosso, Rete G2 – Seconde generazioni, Redattore Sociale.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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