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House of Cards. Caffè del 6

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo6 marzo 2015 –“Via al piano, la ripresa c’è”, scrive Repubblica. “BCE ottimista”, il Corriere della Sera. “Da lunedì 6o miliardi al mese”, la Stampa. E il Sole24Ore evoca lo sbarco americano in Normandia: “Bce, lunedì è il Que-Day”. Il petrolio, e quindi il costo dell’energia, mai così in basso, tanto denaro liquido nelle cassaforti delle banche, il prezzo dei debiti che cala perchè sono titoli di stato che la Banca centrale acquista. La benzina per poter produrre e lavorare di più non dovrebbe mancare. In più la “ricetta” neo liberista farà apparire impieghi solidi quelli che sarebbero in verità lavori precari e cercherà di smantellare ogni istituto del vecchio stato sociale per trasformare tutto il denaro pubblico  disponibile in un filo d’erba del nuovo corso. (Altro che Jobs act, il modello è  “America works” di House of Cards!). 

C’è poco da scherzare, l’Europa aspetta da 7 anni, c’è voluta una lunga, sorda battaglia perchè Draghi imponesse ai tedeschi, e ad altri tardigradi del nord, quello che era indispensabile, e sarebbe terribile sprecare l’occasione. Quando sento Paolo Mieli (ieri dalla Gruber) dire che il vero problema è la minoranza Pd, che bisogna lasciar fare a Matteo Renzi tutto quello che sta facendo, beh, non vedo tanto il declino senile di un intellettuale da sempre troppo cortigiano. No, avverto il comune sentire dell’italica classe dirigente, e dunque un po’ del paese.

Comprate l’Espresso e leggete l’intervista di Renzi a Marco Damilano. Meno voti (per il Senato e le Province non si vota più), doppio turno con la sicurezza di poter decidere chi resterà al comando per 5 anni. A funzionari ministeriali o contractors assunti all’uopo Renzi vuol poter dire “non ditemi quale sia la vostra visione del mio programma, ditemi come realizzarlo” (citazione da House of Cards) , al Pd Renzi dice (nell’intervista a L’Espresso) che può tornare “a un modello dove tornino gli iscritti con la tessera in tasca”. Tanto ormai serve solo un partito macchina del consenso per un leader scelto con le primarie ed eletto dal popolo. Il quale leader già sconta che il suo primo avversario politico sarà Landini (sempre l’Espresso). Lo schema c’è. Lo definirei un modello di democrazia autoritaria. Ritengo che la ripresa non entrerà nelle tasche e nella mente delle nostre famiglie se resterà così forte (anzi diventerà più forte) il divario tra i ricchissimi e tutti gli altri. Sono convinto che la priorità dovrebbe essere (e non sarà. Basta aver sentito Scarpinato e Saviano ieri a Servizio Pubblico per sapere che non sarà) la lotta a corruzione e mafie. Ma il premier ha un piano. Nessuno lo sottovaluti.  

Giannelli mostra Renzi che stringe la mano di Putin e nasconde il fiore per Nemtsov. Più o meno è così. Le sanzioni non piacciono ai russi e danneggiano gli imprenditori italiani che il premier ha incontrato a Mosca. La Russia appoggerà all’ONU un piano per la Libia (politico o militare, si vedrà) che comprenda un ruolo guida per l’Italia. Matrimonio d’affari. Senza bisogno della dacia, del lettone, nè delle belle russe. Tutto ciò – ha ragione Mieli -, ora che  riemerge dalle carte su Berlusconi, puzza di stantio. “Papi e le sue bambine. Portami la giornalista”, scrive il Fatto e sembra giurassico. Abbiamo banalizzato il sesso, riprodotto e sbirciato l’accoppiamento nella latrina di due ragazzi, sdoganato la violenza nel coito e il piacere del soffrire, francamente il satirismo del vecchio mister B appare patetico. C’è il reato? Sì, e allora? Accetti la gogna, scordi lo spasso da leader e torni agli affari. C’è posta,e posto, per lui.

Come avrete capito, non ho voglia stamani. Volo a Parigi per discutere del mio “Caffè Amaro”, con Canonica e Lazar, alle 19 a “La libreria”. Ve ne racconterò, magari, stasera. 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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