“Una nuova carta d’identità per la Rai”. Lettera agli iscritti al concorso

cavallorai Agli studenti che hanno aderito al concorso per “una nuova carta d’identità per la RAI” Renato Parascandolo, principale animatore di questa iniziativa di “articolo 21”, ha indirizzato ieri questa lettera, che sottolinea come questa sia “l’unica consultazione pubblica estesa a livello nazionale” realizzata in vista della riforma. Se giornali e telegiornali si premurassero di documentare, accanto al dibattito interno ai palazzi del potere, anche la partecipazione democratica della cosiddetta società civile alla vita politica del Paese, dovreste già esserne al corrente (nandocan).

Gentili professori, cari studenti,

il 21 febbraio è scaduto il termine per le iscrizioni al concorso “Una nuova carta d’identità per la Rai“. Articolo 21, Eurovisioni, il Ministero dell’Istruzione e l’EBU/UER l’organismo che raccoglie settantacinque media di servizio pubblico europei e dei paesi del Mediterraneo, vi ringraziano per aver aderito a un progetto nato allo scopo di favorire tra i giovani la riflessione sul mondo dell’informazione e sulla sua complessità, sui rischi e le potenzialità legate alla pervasività dei nuovi media, sul ruolo che la Rai dovrà svolgere nei prossimi dieci anni per garantire il libero accesso ai mezzi di comunicazione di massa intesi, prima di tutto, come strumenti di partecipazione critica e consapevole alla vita civile e al mondo della cultura.

La consultazione pubblica a cui state dando vita è l’unica estesa a livello nazionale (da Pantelleria a Gallarate); è la sola che investe della riforma della Rai cittadini che sono al di fuori della cerchia dei cosiddetti stakeholder, cioè gli addetti ai lavori e i portatori d’interessi particolari; è l’unica chiama in causa le giovani generazioni e il mondo della scuola.

Terminata la fase di studio e di approfondimento, inizia ora la parte più impegnativa del concorso che v’impegna nella redazione di un testo, di non più di dieci righe, che delinei la mission di quella che viene considerata la più importante impresa culturale del paese: un’azienda governata da leggi antiquate che non ne garantiscono l’indipendenza economica, gestionale ed editoriale; un’azienda mortificata da decenni di “lottizzazioni” che hanno penalizzato i meriti e l’autonomia professionale di giornalisti, dirigenti e autori e, di conseguenza, la qualità dei programmi.

In questi mesi abbiamo cercato, nei limiti del possibile, di prendere parte ai vostri lavori partecipando a incontri e assemblee nelle scuole e nelle università iscritte al concorso: da Roma a Torino, da Napoli a Trieste, da Potenza a Perugia; da Rovereto a Fabriano ad Assisi. Nei due mesi che ci separano dalla consegna dei vostri elaborati (4 maggio) ci ripromettiamo di rispondere a tutti gli inviti che ci sono stati rivolti per analizzare insieme con voi, nei vostri istituti, gli aspetti più dibattuti della riforma della Rai.

Entro la fine del mese di maggio, la giuria, presieduta dal Senatore Sergio Zavoli e composta da quaranta personalità della cultura e dello spettacolo, premierà la migliore “carta d’identità” della Rai che sarà successivamente consegnata nelle mani dei Presidenti della Camera e del Senato, dei Presidenti della Commissione parlamentare di indirizzo e vigilanza e dell’Agcom, dei Ministri competenti, dei vertici aziendali della Rai e, se avrà piacere di riceverci, del Presidente della Repubblica.

Articolo 21, Eurovisioni e l’EBU vi augurano buon lavoro!

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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