La notizia che non c’è.Caffè del 5

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo5 marzo 2015 – La congiuntura italiana non suggerisce un racconto univoco ed ecco che Repubblica, Corriere e Stampa coltivano oggi ognuno un proprio filone, una loro chiave di lettura. Il Corriere torna sull’intervista a Beppe Grillo, dopo l’incontro con Mattarella, e la sua disponibilità al dialogo per centrare 2 obiettivi: salario di cittadinanza, una Rai sottratta ai partiti. Oggi scende in campo, la retroscenista, Maria Teresa Meli, per dirci che Renzi ci aveva pensato (a quel dialogo) prima di Mattarella e persino Grillo. Titolo:  “Renzi apre a Grillo sulla Rai”. Matteo avrebbe chiesto “un incontro” diretto ma Beppe avrebbe preferito parlare con Sergio (Mattarella) . Non avendo retroscena da vantare, Massino Franco descrive invece le “aperture” di Grillo, gli “avvertimenti” di Sacconi, la “debolezza di alcuni ministeri” , gli “appelli allarmati di Zanda all’unità del Pd”, “l’affanno cronico” e la “difficile scommessa (per Renzi) di arrivare fino al 2018”.

 Per Repubblica, la vera partita in corso riguarda la corruzione. Tanto più che il giornale ha denunciato nei giorni scorsi le imprese di certi camaleonti siciliani che mafiavano in nome di legalità e antimafia. Titolo: “Giustizia, altro stop sulla corruzione”. Qui troviamo l’altolà di Renzi ad Alfano, “non può mettersi di traverso” e l’indignazione (finalmente!) di Grasso, “sembra la tela di Penelope”. Il Presidente del Senato presentò, in effetti, una legge contro la corruzione il primo giorno della legislatura (secondo firmatario, Mineo) e gliela stanno disfacendo ogni notte in nome delle intese con la destra che volle le leggi ad personam (pene ridicole per i corrotti, prescrizione libera-tutti, ostacoli alle intercettazioni per chi, emulo di Falcone, volesse seguire la scia dei soldi.

La Stampa. “L’Onu: Isis cresce, non c’è più tempo”. Gentiloni spiega che “la minaccia del terrorismo islamico può far nascere un governo unito” (in Libia). Poi bisognerà decidere se armarlo (Putin sarebbe a favore), come aiutarlo, che ruolo assegnare all’Italia. Di questo si sta occupando Renzi e perciò frena su altre questioni? Per la Stampa,sì. Per il Giornale, “La lega si spacca, Renzi s’incarta”. Il Fatto ricorda che Renzi aveva detto “Darò il DASPO ai corrotti”, ma il Pd non ha votato in commissione -veramente non lo ha votato nessuno- un emendamento in tema dei 5 Stelle.

Infine la scuola, orba del suo decreto. Niente paura, “alle Camere 40 giorni per dire sì”, scrive Repubblica. “È una sfida anche al Pd”, incalza Francesca Puglisi, “ora niente ostruzionismi”. Ma dico io! Persino un marziano, atterrato per caso nel centro di Roma, penserebbe che se il governo, dopo tanto fragore, ha prodotto solo un documentino con le linee guida della riforma della scuola, certo Faraone, sottosegretario, Puglisi, responsabile scuola e l’ignara ministra Giannini, devono aver lavorato male, e molto “deluso” il maestro d’orchestra. Sui giornali, invece, codesti renziani s’imbrodano e ammuniscono il Parlamento.

Che volete? Ieri la brava Giovanna Casadio ha scritto di un prossimo giro di vite disciplinare per i senatori Pd. Tra un colpo di tosse e un ricorso al fazzoletto, le ho detto che la realtà mi sembrava più complessa, e il furore pare abbia partorito il topolino: il gruppo Pd si riunirà ogni martedì mattina. Qual è il punto? Che retroscenisti, cronisti parlamentari, specialisti di scuola o di giustizia, restano gioco forza attaccati – per guadagnarsi la pagnotta –  ai sospiri e agli odori di quelli che “contano” (sottosegretari, presidenti di commissioni, capi gruppo). E costoro, quanto più sono in difficoltà, tanto più ostentano certezze. E chi se ne fa eco, finisce per seguire la fonte fin sulla soglia della disinformazione. Che è spesso inconsapevole e sistemica.

Dicevo spesso, al tempo di Rainews24, che la notizia non esiste. Se non la prendi, la filtri con la tua visione delle cose, la confronti con altre fonti e altre visioni, la disinfetti dai virus che contiene e alla fine la proponi, come ipotesi!  

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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