Renzi il temporeggiatore.Caffè del 4

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo4 marzo 2015 – “Come mai Renzi – si chiede Stefano Folli su Repubblica- ha cominciato la settimana così male: fra caso De Luca, riforma della scuola, banda larga e anche disavventura in elicottero? Un momento di meditazione è opportuno”. Tutti i giornali titolano sul “Rinvio sulla scuola, il caso dei precari”, Corriere. “Scuola,non c’è accordo. Slitta la riforma”, Stampa. “La riforma slitta ancora. Il bonus per le private”, Repubblica .

“Troppe questioni insieme e non tutte urgenti. Ecco perchè il premier ha rinunciato al decreto”, azzarda il Corriere, ma Repubblica, nel già citato commento di Folli che si intitola “Il passo lento del rottamatore nella settimana degli intoppi”, affonda il coltello:  “Non la saggezza bensì altri problemi impongono di rivedere il testo: o le coperture economiche carenti o le difficoltà pratiche nell’individuare criteri certi per stabilire chi ha diritto ad essere assunto. Nel rispetto delle direttive europee e con la necessità di evitare una valanga di ricorsi. Ci si domanderà come sia possibile che si sia arrivati fino al giorno del Consiglio dei ministri per accorgersi che il provvedimento cosiddetto della Buona Scuola non sta in piedi o quanto meno ha bisogno di un ulteriore lavoro di limatura e di messa a punto”.

 Sono romantico e amerei che l’alt al premier fosse venuto, questa volta, dall’interno delle mura domestiche. Mi piace immaginare la signora Agnese Landini che spiega al marito: “stavolta hai torto, i tuoi collaboratori (Faraone, Giannini, Puglisi) non hanno fatto quel buon lavoro che ti aspettavi da loro, parli di opportunità, merito e futuro, ma #labuonascuola può trasformarsi in un campo di battaglia tra insegnanti, in una recita di carta pesta in cui i soliti furbi approfittano delle chiacchiere  e del distintivo, con gli studenti sempre più frastornati”. 

Può darsi pure che sia successo, ma nel cambio di tattica di Renzi devono aver giocato anche altre valutazioni. Il partito, il premier se ne occupa poco. Già le liste per le Europee erano pessime e aveva dovuto correre ai ripari inventandosi  capolista giovani e sconosciute, ora in Campania gli candidano a furor di primarie un condannato: Renzi pensa che non può metterci sempre la faccia e la Boschi sfida il Parlamento, se vuole, a cambiare la legge Severino. Poi la novità Mattarella: Renzi ha inteso l’invito a frenare su decreti e leggi delega, ma si è pure accorto come per la prima volta M5S sembri disposto a dialogare, a certe condizioni e sotto l’ombrello del Capo dello Stato. Crisi della destra: Salvini contro Tosi, Fitto contro Berlusconi, meno Renzi fa il bullo, più la destra si dilania. Infine mafia e corruzione: priorità per Bergoglio, per Mattarella e pure per Tsipras. La nostra coperta di Linus, la facciata Antimafia, è finita nel pantano, con uno stimato predicatore dell’anti pizzo preso mentre intascava una tangente e il Presidente, eroe, di Sicindustria sospettato di collusione con i boss. 

Così il piè veloce, l’uomo che aveva chiesto la fiducia sulla delega (fiducia sulla fiducia,delega alla delega) per sbaraccare lo statuto dei lavoratori, il premier che aveva imposto con il Canguro la riforma elettorale, ora si scopre temporeggiatore. Fa un po’ la vittima, chiede ai gruppi parlamentari del Pd se intendono sprecare il 41% delle europee, minaccia meno ma pretende più fedeltà, (stasera riunione “disciplinare” del gruppo del Senato alla quale, purtroppo, non potrò ancora andare). Si prende una pausa, ispeziona le truppe.

C’è dell’altro nel mondo. Netanyahu ha sfidato Obama davanti al Congresso: l’accordo con l’Iran non s’ha da fare, gli ayatollah sono più pericolosi dell’Isis, ha detto. Obama ha fatto sapere di non averlo neppure ascoltato mentre 10mila iraniani già combattono per Tikrit. “Libia sull’orlo della guerra totale” scrive oggi la Stampa. Renzi forse “avverte” che è imminente una scelta dell’Onu sulla Libia. E si prepara.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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