“No al piano Gubitosi”. L’Usigrai propone RaiPIU

RAI-Viale-Mazzini-Roma

***26 giugno 2015 – Una riforma per non cambiare: l’Usigrai da subito ha detto no al cosiddetto progetto 15 dicembre, perché mira a “smontare” e non interviene su elementi chiave come l’informazione di rete, la presenza sul territorio e sul web.

“Noi – scrive in una nota il sindacato dei giornalisti Rai – chiediamo una vera e profonda rivoluzione del sistema dell’informazione Rai, fondata su tre pilastri: prodotto, identità e unità del servizio pubblico: RaiPIU’.
La prossima settimana l’Usigrai presenterà ai giornalisti Rai, il proprio piano di riforma per una Rai multipiattaforma, crossmediale e pluralista, progetto che sarà sottoposto a referendum tra tutti i colleghi. Perché per noi è fondamentale il metodo. Si riforma dall’interno e con il confronto. Per questo vogliamo condividerlo anche con cittadini e istituzioni.
Ma lo ribadiamo, nessuna riforma può prescindere da nuove leggi sulle fonti di nomina del governo aziendale, sui conflitti di interesse e per garantire certezza di risorse.
Noi giornalisti vogliamo un cambiamento vero, “più radicale e più coraggioso”, come chiesto dai colleghi e dalle colleghe dei Comitati di Redazione.

L’Esecutivo Usigrai interviene anche su Raiway. “È grave che il Consiglio di amministrazione della Rai non ritenga di dir nulla sull’ipotesi di Opas di Ei tower su Raiway”.
Nelle ultime 24 ore grandi investitori tra i quali concorrenti della nostra azienda, hanno guadagnato milioni di euro. Siamo sempre stati contrari alla vendita di quote di Raiway e oggi lo siamo ancora di più: Raiway è un “bene di famiglia” costruito da chi ha usato con accortezza i soldi del canone versato dai cittadini per avere un Servizio Pubblico, certo non per far guadagnare Mediaset. Ennesima dimostrazione della necessità di rivedere le norme su conflitti di interesse e governance. Bene che Il presidente del Consiglio ricordi che il decreto stabilisce che almeno il 51% di Raiway resta in mani Rai. Ma noi riteniamo pericoloso che un competitor privato possa entrare nella compagine azionaria della società delle Torri di trasmissione del Servizio Pubblico. Piuttosto ci chiediamo perché Ei Towers, quindi Mediaset, lanci un’Opas con condizioni irrealizzabili per legge”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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