Sky Mediaset,un duopolio nel nostro futuro. Caffè del 25

La “notizia bomba” a cui accenna Mineo è che Mediaset si lancia alla conquista delle torri di trasmissione della RAI (RAI WAY, società da poco quotata in borsa) e lo fa con un’offerta pubblica di acquisto e scambio di tutte le azioni attraverso la sua omologa società, EI Towers. “Sul piatto – informa il Corriere della Sera – mette 1,22 miliardi di euro. L’obiettivo è creare un grande unico polo nazionale delle infrastrutture televisive da 5mila antenne, sul modello già esistente in Francia, Regno Unito e Spagna”. E per di più, aggiunge il Corriere, “in grado di svolgere un ruolo rilevante anche nel settore delle telecomunicazioni” (nandocan).

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo, 25 febbraio 2015 –“L’Europa approva il piano della Grecia”, scrive la stampa. Quattro mesi d’aria, con i politici europei che hanno detto sì, lasciando a BCE e a FMI il ruolo del poliziotto cattivo, che formula dubbi sulla sostenibilità delle promesse. “Sì dell’Europa al piano di Atene”, Sole24Ore. E i mercati fanno festa: “La Borsa greca vola (+9%), tassi e spread in calo dall’Italia alla Spagna”. Vittorio De Rold però parla di un “brusco risveglio del partito di Tsipras”, che non ha nazionalizzato le banche, nè fermato le privatizzazioni in corso, non ha alzato il salario minimo, da 580 a 751 euro, nè, per il momento, reintrodotto i contratti colletivi e riassunto i 100mila statali licenziati. Tira le somme Le Monde: “il governo Tsipras si piega alle esigenze di Bruxelles”. Giudizio fondato ma ingeneroso. Per la prima volta, infatti, un governo europeo prova a fare pagare il rigore a corruttori, evasori, contrabbandieri ed elusori fiscali. E lascia – sia pure in calce al documento- misure umanitarie come aiuti per i più poveri, per chi non ha più nè copertura sanitaria. “Restano umani”, si consola Il Manifesto.

In Italia, un altro successo di Renzi. “Giudici, chi sbaglia paga – scrive Repubblica – Associazione magistrati: la legge è contro di noi”. Singolare che, appena approvata la legge, il ministro di Grazia e Giustizia) ora dica: “se serve, pronti a correggersi”. La via muscolare alle riforme comincia a preoccupare anche esponenti di primo piano. Giannelli, senza mezzi termini, disegna una bilancia (della giustizia) sbilanciata per i troppi ricorsi contro sentenze e indagini. Mattarella, che ha raggiunto Firenze in treno e Scandicci in tram, invita i giudici a restare nel mezzo, “nè protagonisti nè burocrati”. 

Invece, la presidente della Camera, Laura Boldrini, ospite da Floris, ha detto di non vedere l’urgenza per procedere con un decreto alla riforma della Rai. Apriti cielo: Anzaldi (Pd) le ha intimato di tacere, solo Mattarella, al limite, potrebbe obiettare. Però, secondo il retroscenista di Repubblica De Marchis, Renzi ci avrebbe ripensato. Ora “punta sul disegno di legge”, pronto fra 10 giorni, perchè appunto “Il Colle”  avrebbe dubbi sull’uso del decreto legge. Sulla Rai è però De Bortoli, Corriere – lo rimpiangeremo quando lascerà – che lancia la notizia bomba. “Mediaset, a sorpresa, lancia l’Opa su Rai Way”. È quello che vi avevo anticipato: sollevare l’azienda pubblica dal peso dei partiti è cosa bella e santa, però anche facile, perchè i partiti ormai -escluso quello della Nazione- non contano quasi nulla. Superare il duopolio Rai Mediaset è cosa già fatta, visto che il protagonista dell’informazione, dell’intrattenimento sportivo e no, del racconto e e della fiction, è Sky. Il rischio molto forte è, però, che nasca un nuovo duopolio: Berlusconi Murdoch. E che la Rai venga rimpicciolita, ridotta a a un nobile orpello. Ci piace questa prospettiva? A uno dei due ex contraenti del Nazareno, penso di sì.

Infine, Il Fatto denuncia cheRenzi nasconde chi lo finanzia”. Titolo: “indovina chi viene a cena”. Il succo: la lista dei finanziatori del premier non sarebbe stata resa pubblica. El Pais dà conto di un duello televisivo all’arma bianca. Titolo: “Sanchez impegna Rajoy in un duro corpo a corpo elettorale”. Il socialista ha attaccato il primo ministro sulla corruzione, che gli ha risposto. “vieni qui a parlare del nulla, sei patetico”. Sanchez ha risposto: “Fai propaganda, non hai nè argomenti” nè vergogna”. Convitato di pietra, Iglesias con Podemos, in testa ai sondaggi o al secondo posto, ma con tanti voti da non potersi fare un governo senza di loro.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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