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L’Unione energetica Ue va a carbone e petrolio e se ne frega del clima

Sarebbe interessante conoscere quale è stata la posizione del governo italiano nella commissione Junker, ammesso che ne abbia avuto una (nandocan)

centrale a carbone***di Massimo Lauria, 23 febbraio 2015* – Un europeo su quattro vive in povertà. Mentre 123 milioni di cittadini non hanno accesso a tariffe elettriche eque. L’Europa dell’Unione Energetica non prevede alternative al costo sempre più elevato delle bollette elettriche. Le lobby delle fossili salgono, le rinnovabili colano a picco

L’Europa si prepara a una curiosa lotta al cambiamento climatico. Lo fa coi tagli dei sussidi pubblici alle Fonti di energia rinnovabile (Fer) e la strenua difesa delle lobby del fossile, carbone e petrolio. È quanto emerge da un dossier della Commissione Junker trapelato negli ambienti di Bruxelles e che Remocontro ha potuto visionare. Il documento verrà presentato il 25 febbraio al Consiglio europeo, segnando la nascita dell’Unione Energetica. Fatto di per sé positivo, se non fosse che la Commissione non prevede valide soluzioni per esempio al problema del costo sempre più elevato di bollette elettriche e gas, oltre ad una reale inversione di tendenza sul fronte inquinamento.

Obiettivo dichiarato dei vertici europei è la sicurezza, stabilità ed equità energetica del continente, mirati alla lotta al riscaldamento globale. Peccato che la proposta della Commissione guidata dal lussemburghese Jean-Claude Junker sia quella di cancellare ogni aiuto pubblico alle rinnovabili, promuovendo contemporaneamente un ritocchino al cosiddetto “capacity mechanism”. Ovvero continuare a sborsare soldi dei cittadini e farli finire direttamente nelle casse delle grandi centrali a combustibili fossili, che in molti casi sono inutili perché disattivate e spente da anni.

Due pesi e due misure, a seconda degli interessi in gioco. D’altra parte Junker è lo stesso che si è fatto suggerire da 300 multinazionali le politiche fiscali del Lussemburgo quando era presidente del consiglio. Le corporation hanno così potuto tranquillamente eludere le tasse. I fatti sono noti e descritti dalla stampa nell’inchiesta definita LuxLeaks.

Ma torniamo a noi. La svolta alla nascita della Union Energy, dicono gli esperti del settore, si ha a causa della crisi ucraina. L’Europa ha dunque l’immediata necessità di sottrarsi alla dipendenza dalla Russia negli approvvigionamenti di energia. Così, in caso di allargamento della guerra, il gas non mancherebbe. Ma dopo lo stop alla costruzione del South Stream – il corridoio gasiero Russia-Ucraina-Europa – la Russia ha chiuso accordi con la Turchia. Il gas di Mosca passerà sulla costa turca attraverso il gasdotto Turkish Stream, per poi finire in Europa. Ma allora il vantaggio dov’è?

Dall’Italia una critica serrata al documento della Commissione arriva dall’opposizione grillina. Il senatore Gianni Girotto attacca: «la Commissione vuole eliminare le politiche di tariffazione elettrica a protezione delle fasce più deboli della popolazione perché sono costose e inefficaci nel lungo periodo. Ma poi impone programmi di austerità la cui vittima immediata è proprio la spesa sociale». In Europa 123 milioni di cittadini non hanno accesso a tariffe elettriche eque. Mentre un europeo su quattro vive in povertà – dati della Caritas europea -.

Ma vere soluzioni contro il caro bolletta da Bruxelles non ne arrivano. Così come mancano quelle a favore dello sviluppo delle reti intelligenti e del risparmio energetico.

*da RemoContro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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