Landini e LeG: Coalizione per la sovranità

LeG Romada Massimo Marnetto, 24 febbraio 2015 – Basta che Landini parli di “coalizione sociale” e il mondo della politica entra in agitazione.

Eppure è tutto molto chiaro: dove i partiti si rifiutano di risolvere i problemi, la società civile si organizza per esercitare la sua vigilanza democratica.
Per scendere sul concreto, basti pensare alla devastazione della dignità del lavoro operata dal Jobs Act, con licenziamenti individuali liberi, a cui si sono aggiunti – già che erano con la penna in mano – anche quelli collettivi, così da evitare alla Confindustria tutta la “noiosa” procedura per trovare soluzioni alternative, con sindacati ed istituzioni.
Ma l’incapacità dei partiti di rappresentare le esigenze sociali si vede bene anche nello sconcio dei vitalizi erogati ai condannati. Che né Camera, né Senato vogliono abolire, nonostante le quasi 400.000 firme raccolte dalla petizione di Riparte il futuro (Libera-Gruppo Abele), rilanciata da tante associazioni, compresa Libertà e Giustizia.
La Coalizione sociale allora diventa una scelta obbligata per rompere l’autoreferenzialità dei partiti, che con il potere di nomina dei candidati previsto nell’Italicum, si difendono dalla domanda di giustizia sociale sempre più incalzante.  E allora occorre guardare in faccia le minacce della  democrazia, come farà Libertà e Giustizia nel suo convegno di Firenze con questo stesso titolo, del prossimo venerdì e sabato.
Ormai è chiaro: l’alternativa a politici esauriti dovrà venire dal mondo vivo del volontariato. Quello che conosce i problemi degli ultimi ed si batte contro i privilegi dei soliti.
Perché la sovranità costituzionale non diventi un guscio del niente.
Massimo Marnetto
Libertà e Giustizia di Roma

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti