La tragedia greca. Caffè del 24

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo24 febbraio 2015  – “La Svizzera non è più un paradiso fiscale” titola la Stampa. “Italia e Svizzera firmano l’addio al segreto bancario”, Sole24Ore. Dunque, nascondere il denaro al fisco o riciclare il malloppo di attività criminali dovrebbe essere meno facile e, nel tempo, si dovrebbe costruire una linea di separazione tra fortune illecite e capitale che, pur godendo di molti vantaggi, accetta le regole degli Stati. Anche Repubblica apre così: “Mai più conti segreti in Svizzera”, ma aggiunge “Slitta il piano, battaglia Grecia UE”.

 Tsipras è ora appeso ai creditori europei e alla loro sublime stupidità. Tornato in patria dopo l’accordo di Bruxelles, è stato accolto da una rivolta nel suo stesso partito che si aspettava misure energiche di sostegno alla povertà, la riassunzione dei dipendenti pubblici licenziati, l’affermazione del diritto alla casa. Tsipras e Varoufakis dovranno invece spiegare, entro oggi, a Moscovici, Draghi e Lagarde come troveranno i soldi per non fallire. Visto che l’Europa non ha voluto essere solidale con la Grecia e se ne infischia del voto democratico e delle speranze di quel popolo. Premier e ministro delle finanze si stanno battendo con la forza della diperazione e hanno messo su un programma inconsueto: stop al contrabbando, lotta a corruzione ed elusione, imposta patrimoniale, tentativo di recuperare l’evasione, rateizzando i debiti per non buttare nessuno in strada. 

Può darsi che creditori ed Europa gli rispondano che queste sono solo chiacchiere. Quando mai un ricco o un corrotto ha pagato per la crisi che la sua accumulazione ha causato! E per Syriza, per la speranza Tsipras, per i tanti che hanno manifestato sostegno al governo attaccato dai conservatori tedeschi e non difeso dai socialdemocratici europei, sarà tragedia, Greca, se volete. “Il Paese esploderà se il governo tradisce promesse già fatte” sbotta Manolis Glezos, partigiano ed europarlamentare. ”Ma a me che importa?” direbbe Francesco. L’Italia è al sicuro. Aspetta la ripresa e non resta che qualche gufo, perdente, rosicone. “È in atto una scissione tra il lavoro e i diritti di chi lavora” – dice Maurizio Landini a Repubblica – “E chi lavora è povero. Dall’altra parte aumenta la corruzione, l’evasione, il controllo di settori dell’attività economica da parte della criminalità organizzata”. “Il governo di Renzi – continua Landini – sta facendo politiche che favoriscono questi processi. Dice che si ha diritto a licenziare sempre e che si può evadere”.

Io sono più generoso. Penso che Renzi sia davvero convinto (come d’altra parte molti giornalisti e tanti nostri concittadini, anche di sinistra) che l’Italia sia stata paralizzata dalle rigidità sindacali e dalla contrattazione del lavoro. È convinto che i magistrati siano una casta autoreferenziale. Che la scuola vada scossa mettendo gli insegnanti gli uni contro gli altri, e facendo entrare un po’ di sano spirito confindustriale. Che una Rai non più lottizzata potrebbe anche astenersi dalla competizione con i privati, per fare invece da spalla allo sforzo riformatore del governo (programmi per la scuola, documentari da istituto Luce, prodotti di nicchia e culturali). Che il Parlamento vada preso a schiaffi e che la democrazia possa consistere nell’elezione di un Premier ogni 5 anni. Che gli imprenditori vadano invogliati con agevolazioni e sgravi. Che ai poveri debba pensarci il governo, redistribuendo quel che si può. Che i capitali rientreranno e vanno tassati senza esagerare.

Questo è il realismo di Matteo Renzi. Si riduce la torta per il ceto medio e questo mette a rischio la democrazia? Riduciamo pure la democrazia, sgrassiamo i corpi intermedi, rafforziamo il potere centrale e ci salveremo. A questo s’è ridotta la terza via di Blair e Clinton dopo la crisi del 2008. Io penso che questo modo di ragionare (che non è solo di Renzi) ci porti presto all’esplosione sociale, alla fine dell’Europa e persino alla guerra. Ma io sono un gufo. 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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