Aiutare la scuola col cinque per mille? l’idea di Renzi per scuola e cultura

Il presidente del Consiglio propone di finanziare i singoli istituti scolastici e le realtà culturali con un meccanismo simile all’attuale 5 per mille. L’idea –  tutta da sviluppare, precisa il redattore sociale – non entrerà nel Consiglio dei ministri di venerdì. C’è tempo, dunque “per capirne la fattibilità e l’opportunità” e a questo starebbero lavorando i tecnici della Presidenza del Consiglio. 

scuola_banchiVuoti***dal redattore sociale, 23 febbraio 2015 – Un “cinque per mille” anche per la cultura e per la scuola, così come oggi è previsto – fra gli altri – anche per le associazioni e organizzazioni del non profit. Sembra essere questa l’idea del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, lanciata ieri da Palermo a pochi giorni dalla presentazione in Consiglio dei ministri del decreto legge e del disegno di legge delega sulla “buona scuola”. Una proposta che, a quanto è dato sapere, non è stata finora trattata ai tavoli della riforma e che pertanto, con grande probabilità, non farà parte dei provvedimenti che il governo si appresta a varare venerdì prossimo. Non se ne occuperà, almeno non direttamente, il ministero dell’Istruzione, ma ci lavoreranno i tecnici della Presidenza del Consiglio, per capirne la fattibilità e l’opportunità. Anche considerando ciò che prevederà la riforma del terzo settore (il cui ddl delega è in Commissione Affari sociali alla Camera e va verso la sua prima approvazione), già pronto a “sfoltire” il numero dei beneficiari dell’attuale cinque per mille con criteri più stringenti e maggiore trasparenza. Secondo Renzi, lo stesso meccanismo dovrà essere pensato per la cultura e per la scuola”. “Per la cultura – ha spiegato – vuol dire che se Santa Cecilia fa una cosa straordinaria io posso decidere di darlo a Santa Cecilia, o a un teatro, o a una fondazione o a chi voglio”. “Sulla scuola dirò: caro genitore, questa è la scuola, questo è il progetto della scuola, questi sono 500 milioni che lo Stato ci mette, scegli a quale scuola darli a condizione che la scuola abbia un bilancio con tutte le voci perfette da mettere online. Questo – concludeva ieri Renzi – supererà il meccanismo del contributo volontariato (chiesto alle famiglie) che in realtà è obbligatorio”.

Il non profit, la cultura, la scuola. Tre distinti settori per i quali Matteo Renzi avanza dunque la proposta di un finanziamento diretto alle singole realtà, operato con risorse statali, il cui ammontare (all’interno delle risorse stanziate) sia deciso dai cittadini con le loro firme in dichiarazione dei redditi. Tre distinti settori, tre (a quanto parrebbe distinti) meccanismi di “cinque per mille”. Idea tutta da sviluppare, rispetto alla quale il mondo del terzo settore, in attesa di capirne l’entità e la portata, si pone per il momento in posizione d’attesa. (ska)

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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