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Scuola,Rai e insulti a Landini.Caffè del 23

“Temo – scrive oggi Mineo – che “la famiglia” ne auspichi uno nuovo di duopolio, Berlusconi e Murdoch, con Rai a fare il vaso di coccio…. una specie di Rai Educational, con qualche merito ma fuori mercato”. Già, in fondo è la soluzione più in linea con il renzismo….sarebbe una privatizzazione di fatto senza apparentemente rinunciare al servizio pubblico…l’uovo di Colombo!…com’ è negli Stati uniti e come vorrebbero in tanti alla Confindustria….tanto più che di strada per assomigliare alla tv commerciale la RAI ne ha già fatta un bel po’… basterebbe ridurle il canone e toglierle la pubblicità…e tutti vivrebbero felici e contenti….(nandocan)

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo23 febbraio 2015  – L’ho scritto altre volte. Quando si sente a disagio il nostro premier cala la visiera sul volto, punta la lancia e parte a suon di carica verso nuovi mulini. Ieri in un paio d’ore e con un fiume di parole ha “puntato” la scuola, la Rai, la Fiom. 

 “In cattedra solo per concorso”, scrive il Corriere. Saranno dunque assunti 120mila – non più i 150mila promessi – professori dalle graduatorie provinciali dei supplenti. Non basteranno. La Fondazione Agnelli spiega che resteranno fuori troppi insegnanti indispensabili al nord e per insegnare materie non secondarie come la matematica. Verranno nuovi concorsi – assicura la Preside Giannini. Quando? E chi il concorso l’ha già vinto o credeva di averlo vinto, chi ha speso troppi soldi per abilitarsi e riabilitarsi? Resteranno come dei “paria” della scuola, senza una prospettiva, ma utili per tappare le falle? Non guadagneranno meglio gli insegnanti – il piatto piange -, ma se gli va potranno chiedere un aumento di “merito” al superiore gerarchico. Che ne sa il preside del rapporto tra  docente e classe? Al massimo, se è bravo, ascolta i genitori, ma come capire se certe lamentele siano fondate e non rifiutino invece la serietà (e la severità) dell’insegnante in nome di un “buonismo” genitoriale? Avremo più inglese (of course), un po’ di musica e l’alternanza scuola lavoro (ma a 16 anni, chi lavora più a quell’età? Non sarebbe meglio portare a 4 anni i licei come in Europa?) Strappato il jobs act, Confindustria entra nella scuola pubblica.

Secondo me manca un’idea (e non solo le risorse. Il governo vorrebbe spendere meno,né gli dispiacerebbe ricevere contributi dalla cartella delle tasse dei genitori). Un’idea di scuola come quella di Roger Abravanel, sul Corriere: “ai nostri studenti non serve imparare a memoria né i verbi irregolari del greco antico né poche formule matematiche, ma essere capaci di risolvere i problemi”. Scuola formativa, autonoma, laica, che formi la capacità di ragionare di un individuo, presto proiettato in  un mondo in cui si avverte la fine di 2 secoli di positivismo. E perciò innovare serve più che ripetere. E il passato diventa una chiave per costruire il futuro. Dunque, docenti motivati, che lavorino in squadra. Matteo non solo si addormenta se gli suonano Mahler – lui l’ha detto – ma non ascolta bene, temo, neppure la moglie insegnante.

Rai. Il governo vuole sollevarla per decreto dal peso dei partiti. Finalmente. Ora che i partiti non contano più – tranne quello della Nazione – ci voleva! E il conflitto d’interessi? Ancora, Mineo, parli di conflitto di interessi? Non vedi che il Caimano rantola, che Sky ha spazzato via il duopolio Mediaset Rai, quello che aveva ridotto la tua azienda – tranne alcune splendide eccezioni – a una monocorde imitazione deli stilemi della tv commerciale? Appunto, lo so. Perciò temo che “la famiglia” ne auspichi uno nuovo di duopolio, Berlusconi e Murdoch, con Rai a fare il vaso di coccio. Più piccola, striminzita, che magari si occupi di scuola – come chiede con enfasi il premier – una specie di Rai Educational, con qualche merito ma fuori mercato. Ti prego, Matteo, dimmi che sono un gufo, che sbaglio e non intendo!

Infine Repubblica: “JobsAct, duello tra Renzi e Landini Il premier teme trappole sull’Italicum”. A freddo, sfruttando un titolo ingannatore del Fatto – ne avevo scritto ieri – Renzi ha stroncato Landini: ha divorziato col sindacato, spianato da Marchionne, un perdente! Consiglierei rispetto per chi perde una battaglia – Matteo ne ha perso una con Pierluigi – e Pirro invece le vinceva tutte, ma alla fine fu sconfitto. Scrive Marc Lazar: “Renzi è il prototipo del leader del XXI secolo: pragmatico, post-ideologico, dotato di un genuino fiuto politico, «killer» dei suoi avversari e concorrenti, incline a flirtare con una forma di populismo. Ma per valutare, occorre distinguere l’effetto annuncio delle riforme (materia nella quale Renzi è un virtuoso) dalla loro realtà e dai loro effetti concreti. Al momento il divario resta considerevole”. 

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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