Vai alla barra degli strumenti

Il PD riconosca compatto lo Stato Palestinese. Basta aspettare.

Non so se Renzi sia o non sia “spudoratamente filo-israeliano”, ma penso anch’io, come Antonio Sicilia, che chi crede veramente a una soluzione del conflitto palestinese basato su “due popoli, due stati”, non possa ancora temporeggiare e tanto meno votare contro il riconoscimento di uno dei due. (nandocan)

Sicilia Antonio***da Antonio Sicilia, 23 febbraio 2015 – Continua ad essere rimandata la decisione sul tema. Il voto del Parlamento era previsto in data 27 febbraio,  ma slitterá ancora una volta. Il voto del Parlamento è comunque simbolico, l’ultima parola spetta al Governo.

Renzi predica cautela, chiedendo di evitare “strumentalizzazioni” in vista delle elezioni di Marzo in Israele. Non raccontiamoci balle, Renzi è spudoratamente filo-israeliano e non temporeggia a caso. Aspetta senza sbilanciarsi.

Questa volta però mezzo PD è pronto a votare la mozione per il riconoscimento dello stato palestinese proposta da Sel (ammesso che si voti). 

“Un riconoscimento che non abbia come pregiudiziale un negoziato è necessario per uscire dallo stallo politico nella regione nell’interesse della futura sicurezza e stabilità per entrambe le nazioni – scrive Baruch, ex ambasciatore israeliano in Sud Africa, nella sua lettera al Parlamento italiano – Dal momento che lo Stato di Israele oggi non esisterebbe se non avesse ottenuto riconoscimento unilaterale da parte della comunità internazionale, la Palestina non dovrebbe avere bisogno di attendere l’assenso di Israele. L’eventualità della nascita di uno stato sovrano palestinese sulla base di negoziati bilaterali con Israele rinforza il potere di veto di Netanyahu, mascherato dietro ai negoziati, sul destino dell’autodeterminazione palestinese. Nessuno stato dovrebbe avere il potere di veto sull’indipendenza di un altro”.

Il PD non può e non deve essere timido sul tema.
Occorre un si deciso al riconoscimento dello Stato Palestinese. 

Francia, Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Danimarca e altri 135 paesi in tutto il mondo si sono già mossi in questa direzione.
Basta aspettare.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: