Chi è più di sinistra nel reame? Caffè del 22

A proposito di “magnifiche sorti e progressive”, ieri Repubblica aveva fatto peggio. “Lavoro, cancellati precari”, diceva in prima pagina il titolone di apertura. Una mezza bugia, come provano i fatti e i sindacati (la cancellazione è solo parziale e le tipologie contrattuali passano da 47 a 45). Smentita dallo stesso quotidiano nel servizio all’interno. Che però soltanto in pochi leggono (nandocan).

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo22 febbraio 2015  Il giorno dopo anche il Corriere della Sera si arrese alle magnifiche sorti e progressiveTitolo in prima: “Giovani, così cambia il lavoro”. In seconda: “Riforme, il PIL crescerà del 3,6%” (da qui al 2.020) . A Pagina 5, Pagnoncelli: “Governo Renzi un anno dopo, il consenso torna a crescere” (è al 48,1%).Fra i commenti, Salvati spiega che Tsipras ha perso e che la Grecia dovrà cavarsela da sola: “i margini di manovra per allentare l’asfissia sono stretti e sicuramente non passano per una maggiore mutualità (aiuti reciproci) dell’Unione”. Brunetta e Fassina -ammonisce- dovranno farsene una ragione. Alesina e Giavazzi vedono lo “spiraglio di luce per l’economia” e chiedono più tagli a spese e tasse. Giannelli piazza Renzi sul seggiolone circondato dalla sua squadra in festa: “Compie un anno. Ed è la gioia di tutti”.

Quasi di tutti. “Boldrini e minoranza Pd contro Renzi sul jobs act”, scrive Repubblica. “Il governo cancella diritti e non crea posti”, fa eco Susanna Camusso, intervistata. Landini parla con il Fatto che titola in prima pagina: “Renzi, la truffa dei precari. Landini, ora faccio politica”. Ma non sembra che il segretario Fiom abbia deciso di fondare e guidare un nuovo partito. “Il sindacato -spiega- si deve porre il problema d’una coalizione sociale più larga e aprirsi a una rappresentanza anche politica”. Si tratterebbe di costruire un movimento per il lavoro, che cerchi alleanze nella società (precari e giovani) e si raccordi con una pattuglia di parlamentari. Interessante.

Alla Boldrini, “sarebbe stato opportuno tenere in conto i pareri del Parlamento”. “Non mi piace l’uomo solo al comando”, risponde Del Rio: “Nessuna umiliazione del Parlamento. Quei pareri erano consultivi”. A Cuperlo, Fassina (area Dem) e a Civati replica lo stesso Renzi: “Si azzittiranno solo quando vedranno che intercettiamo la ripresa. Ma già così è tutta roba di sinistra”. 

Che cosa sia questa “sinistra” è presto detto. Per ogni nuovo assunto, il datore di lavoro otterrà uno sconto fiscale di 8.060 euro l’anno per 3 anni. In caso di licenziamento, il neo lavoratore -o il lavoratore che cambia impiego (sono il 9% per anno)- potrà essere licenziato con un indennizzo. Nel caso di licenziamento disciplinare palesemente immotivato, il lavoratore potrà ricorrere al giudice, ma a sue spese, o farsi pagare ricorrendo alla conciliazione. L’imprenditore potrà liberarsi anche di più di 5 lavoratori per volta. Tutti i dipendenti, vecchi e nuovi, potranno essere demansionati. I co.co.co resteranno nel pubblico impiego ma non nel privato, dove non è però detto che verranno assunti, e qualora lo fossero potrebbero essere rimandati a casa entro i 3 anni. A chi perde il lavoro lo stato verserà il 75% del salario, sostegno che diminuirà del 3% ogni mese dopo 4 mesi, e  durerà per due anni (18 mesi dal 2017).

Insomma, il sindacato conterà molto meno, i giudici quasi per niente. Tutto ciò favorirà la ripresa? Certo che no. Però se Draghi riuscisse, immettendo liquidità e svalutando l’euro, a battere la deflazione e  far ripartire la produzione,  ecco che gli imprenditori potrebbero usare le agevolazioni. E Renzi, assumersi il merito delle nuove assunzioni. Il giocatore scommette, dunque, sulla “strada stretta” di Salvati. Monta sull’auto di Marchionne, aspetta i soldi di Draghi, spera nella Merkel. La quale ultima è andata ieri dal Papa e a Sant’Egidio, per parlare di guerra e pace. Alla fine ha detto: “Renzi non è ancora venuto qui? Gli dirò di farlo”.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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