Lettera a Fabrizio Barca del 5 febbraio 2014

Caro Fabrizio, altro che mobilitazione cognitiva! Quanto sta accadendo alla vigilia dei congressi regionali dimostra che mentre noi stiamo con molta calma preparando la necessaria rivoluzione di base c’è chi si da molto da fare, con un certo successo, nella direzione opposta. Con il sistema di cooptazioni dall’alto previsto dallo statuto in vigore il gruppo dirigente sta occupando (militarmente?) quel tanto che resta dello spazio decisionale dei circoli, non gli basta più nemmeno di essere al vertice, vuole essere anche alla base (verticismo democratico?). La mobilitazione cognitiva c’è già, è quella dei talk show, come mi pare di averti già detto una volta ai Giubbonari. Finte assemblee pletoriche, nate non per discutere ma per applaudire candidature designate dall’alto, non si riuniscono neppure, prendendo atto della loro inutilità. E’ accaduto, come sai, a Roma dove l’assemblea regionale, 26 presenti su 400, è andata deserta. Che ci andavano a fare? Tre candidati alle primarie erano e tre sarebbero restati. Così il  16 febbraio iscritti ed elettori del PD si recheranno ai gazebo con un foglietto su cui sarà stato scritto il nome di un candidato alla segreteria più o meno sconosciuto. Un proconsole di Matteo Renzi? Probabile. Spero che nelle altre regioni la democrazia interna abbia avuto una sorte migliore. Quanto a noi, faremo bene a darci una mossa per evitare che i “luoghi ideali” restino per sempre dei luoghi ideali. Gli eroi dei gazebo sono sempre più stanchi. (nandocan)

da Fabrizio Barca, 3 febbraio 2014 – Con la mezzanotte del 2 febbraio si è conclusa la raccolta di finanziamenti per realizzare il progetto Luoghi Idea(li). A cosa mira lo sapete: sperimentare in concreto in alcuni luoghi del paese quel PD palestra di cui il paese ha bisogno. Serve – ne abbiamo discusso in giro per l’Italia – uno strumento pensante e ospitale che la società possa usare in ogni territorio per aggredire e risolvere i propri problemi in modo informato e aperto. Per convincerci che non sia un sogno irrealizzabile dobbiamo provare a farlo. Questo è il progetto. Che ha passato il primo vaglio. Quello dei finanziatori.

 Con circa 580 donazione da 5 a 500 euro il progetto ha raccolto oltre 53 mila euro, il 133% dell’obiettivo che ci eravamo dati. Potremo lavorare e lavoreremo sodo per l’intero 2014 per onorare l’impegno che ci siamo presi e la fiducia che ci è stata data. E’ un risultato di cui sono grato con tutto il team di Luoghi Idea(li) prima di tutto a chi ha contribuito ma a anche a tutti coloro che ne hanno discusso in modo positivo nei luoghi fisici e virtuali. Insomma, si può lavorare dentro un partito su un progetto concreto e senza cercare sponde finanziarie potenti. Questa è di per sé una piccola bella notizia.
In questo stesso periodo, attraverso le schede di domanda  e di offerta di intervento lanciate sulla rete abbiamo raccolto circa 30 proposte di strutture locali del PD che chiedono un intervento del progetto, su questioni territoriali rilevanti e con metodi partecipativi, e circa 60 offerte per lavorare volontariamente con noi. Stiamo vagliando tutte le ipotesi, sulla base dei criteri indicati dalla scheda di domanda e di confronti diretti con molti proponenti. Entro un mese individueremo i luoghi dove intervenire e le squadre con cui farlo.
Molti si sono chiesti in queste settimane, lo scrivo con divertimento, dove fossi finito. Beh, a parte due settimane di “ferie” (mancate nelle due precedenti estati) ero finito dentro al progetto Luoghi Idea(li). E ci resterò tutto il 2014. In realtà lo avevo detto “in tutte le salse”, ma qui da noi non c’è verso. Si deve sempre pensare che “ci sta certo ben altro”. E invece no.
La sera e il sabato-domenica (gli altri giorni svolgo il mio lavoro) sono e sarò impegnato, insieme al team che ora è finanziato e a molti altri volontari come me, a tradurre un disegno programmatico in fatti concreti. Come ha detto un compagno/amico a La Spezia: “non è impossibile, ma è davvero difficile”. E’ proprio così. Ma non ci sono alternative. Perché non c’è legge elettorale o riforma istituzionale – certo necessarie (mi auguro, la prima, emendata verso l’uninominale) – che possa raddrizzare le gambe del paese. Serve una nuova classe dirigente che sappia e voglia rinnovare radicalmente lo Stato, nei fatti, nella pratica, nei metodi, nel presidio dell’attuazione, non attraverso l’ennesima gragnola di norme. E questa classe dirigente deve e può essere selezionata solo nella pratica territoriale di nuovi modi di fare politica e di amministrare. Quelli che ho discusso nelle mie memorie. E sotto l’incalzare di una pressione forte della società.
E dunque dobbiamo impegnarci. Prima di tutto noi, iscritti al PD. Convinti che la vicenda nazionale, tolta dal pantano e rimessa in moto dalla elezione forte di Matteo Renzi, aprirà nei prossimi mesi spazi che avranno bisogno di valori e di metodo. Sono i valori (di sinistra) e un metodo (la mobilitazione cognitiva) le cose che il progetto Luoghi Idea(li) mira a praticare.

* dalla newsletter di Fabrizio Barca, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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