Iraq: 42 prigionieri giustiziati per terrorismo

nessuno tocchi caino10 ottobre 2013: 42 prigionieri riconosciuti colpevoli di terrorismo sono stati giustiziati in Iraq nell’ultima settimana, ha reso noto il Ministero della Giustizia.

“Il Ministero della Giustizia ha eseguito, in quest’ultima settimana, le condanne a morte di 42 prigionieri, inclusa una donna, tutti riconosciuti colpevoli di crimini di terrorismo”, è scritto nel sito ufficiale del Ministero.
Il comunicato è accompagnato dalla foto di un cappio su sfondo scuro, in riferimento al metodo di esecuzione generalmente usato nel Paese.
Il Ministero non ha precisato le date esatte delle esecuzioni, tuttavia la Missione di Assistenza per L’Iraq delle Nazioni Unite (UNAMI) ha detto che esse sono avvenute “tra l’8 e il 9 ottobre”.
“L’UNAMI avanza nuovamente la richiesta alle autorità irachene affinché adottino una moratoria delle esecuzioni”, è scritto in un comunicato.
Queste ultime 42 esecuzioni portano ad almeno 132 le persone messe a morte quest’anno in Iraq, secondo un conto tenuto dalla AFP sulla base di notizie ufficiali.
In tutto il 2012 le esecuzioni praticate sono state 129.
Come già riportato da Nessuno tocchi Caino, il 1° ottobre il Ministero della Giustizia iracheno ha comunicato che lo scorso mese sono state giustiziate 23 persone in due giorni, per la maggior parte accusate di terrorismo.
Per saperne di piu’ : http://www.washingtonpost.com/world/middle_east/un-says-42-people-executed-in-iraq-in-2-days-was-an-obscene-and-inhuman-use-of-death-penalty/2013/10/11/50bf8c1e-3265-11e3-ad00-ec4c6b31cbed_story.html

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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