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“Non c’è da cambiare la Costituzione ma il Paese attraverso la Costituzione”. In decine di migliaia per difendere e applicare la Carta

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13 ottobre 2013 – Da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, con Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Lorenza Carlassarre, Gustavo Zagrebelsky, Don Luigi Ciotti e tanti altri. Sfilano in decine di migliaia per le strade della Capitale e riempiono una delle sue piazze piu’ prestigiose con la manifestazione in difesa della Costituzione, registrando un presenza inattesa forse anche dagli stessi promotori.

“Non c’ e’ da cambiare la Costituzione ma il Paese attraverso la Costituzione”, rivendica il segretario Fiom Maurizio Landini. “Io non pensavo che un semplice documento fosse in grado di mettere assieme cosi’ tante persone. E’ avvenuto un fatto nuovo: ci unisce la lotta per l’applicazione dei diritti fondamentali della Costituzione. Landini nel suo discorso ha parlato anche di Lampedusa dicendo: “Se penso a Lampedusa oggi siamo a questo paradosso che non puo’ essere accettato: i capitali possono girare nel mondo senza passaporto, mentre le persone sono clandestine. Non solo dobbiamo batterci per eliminare la Bossi-Fini – ha aggiunto -, ci sono tanti immigrati nel nostro paese che lavorano e pagano le tasse, a differenza di alcuni italiani: devono avere tutti i diritti, compreso quello di voto”.

“La Costituzione e’ stata tradita. Cosa ce ne facciamo di quegli F-35 se non ci sono i soldi per le persone e per i servizi?”. Cosi’ Don Luigi Ciotti rivolgendosi alla folla in piazza del Popolo dove stanno intervenendo i principali organizzatori della manifestazione in difesa della Costituzione. “Una domanda me la pongo – ha aggiunto il sacerdote – ed e’: ci sara’ una priorita’ in questo paese quando non ci sono le risorse per le persone bisognose? E’ una vergogna. Noi – ha proseguito Ciotti – non siamo qui per sondare nuovi partiti ma per difendere la Costituzione. Siamo tutti chiamati a collaborare e non a contrapporci con gli altri movimenti che difendono i nostri valori”. Per il fondatore di Libera “non possiamo costruire speranze se non partendo dagli ultimi e anche il Vangelo e’ dalla parte degli umiliati, dei poveri, degli esclusi e di quelli che fanno piu’ fatica. La Costituzione chiede impegno e coerenza e non devono dimenticarsi di questo quei politici che dicono di essere cattolici”. “Oggi il problema non e’ solo la crisi economica – ha continuato Don Ciotti applaudito piu’ volte dalla piazza -. Abbiamo anche una crisi etica e culturale, una crisi della politica che ha tradito la sua funzione di servizio alla comunita’. Quando gli interessi pubblici vengono mangiati da quelli privati e ‘ inevitabile che un Paese si impoverisca”. Il prete ha chiuso il suo intervento facendo un appello a tutti i presenti: “Siate eretici perche’ gli eretici sanno scegliere, esprimere un giudizio autonomo e ricercare la verita’”.

“Stare intorno alla Costituzione significa in questo momento evitare un rischio per la democrazia in questo Paese, perche’ non si puo’ fare un’operazione di questa portata contro la volonta’ dei cittadini”. Lo ha detto Stefano Rodota’ intervenendo dal palco di piazza del Popolo. “In mancanza di un consenso sociale – ha detto Rodota’ – si vuole imboccare una scorciatoia pericolosa”. La premessa del suo discorso e’ stata questa: “oggi tantissimi cittadini hanno deciso di riappropriarsi della Costituzione. Io non ero convinto che avremmo riempito la piazza in questo modo”. E ancora: “non si perde l’identita’ venendo qui, l’identita’ di ciascuno di noi ne esce piu’ forte. Questa manifestazione non e’ una manifestazione di protesta, di minoranze disperate”. A suo parere “la Costituzione e’ un grande progetto, ma in questo periodo e’ stata sequestrata”.
“Qui si sta facendo un’operazione assai piu’ difficile della creazione di un partitino. E’ qualcosa di molto piu’ impegnativo, e’ il tentativo di restituire a tutti uno spazio politico, perche’ stiamo vivendo nel vuoto della politica”. Secondo Rodota’ “la domanda e’: possiamo mettere insieme una coalizione dei vincenti per essere protagonisti? Una coalizione dei vincenti che devono essere capaci di fare massa critica”.

13 ottobre 2013

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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