Pippo Civati: perché non ho dato la mia fiducia

Civati Pippo all'assemblea PDdal blog di Giuseppe Civati, 4 ottobre 2013.

Non ci adeguiamo, ci prepariamo al Congresso. Primarie l’8 dicembre
Ci siamo risvegliati con la speranza che tutto cambiasse, che avessimo trovato una via d’uscita dal Governo delle larghe e sempre più lunghe intese. E invece nulla è cambiato: ci apprestiamo a vivere giorni uguali agli altri, proprio come in quel film, citato dal Presidente del Consiglio, Enrico Letta, proprio come se fosse Il Giorno Della Marmotta.


Larghe intese in azione

NE ABBIAMO VISTE. “Non ci interessano governicchi”, non vogliamo “governi con transfughi che vivano una vita stentata”, abbiamo sentito dire dal Segretario nazionale nei giorni scorsi. Ieri abbiamo ascoltato i nostri alleati fare giravolte linguistiche, abbiamo visto scomparire loro tweet compromettenti, abbiamo visto dimissioni che non lo erano. Abbiamo visto un alleato che è sempre uguale a se stesso, anche nelle parole del dissidente Cicchitto, che continua a offrire solidarietà a Berlusconi, per un’operazione che invece ha natura eversiva. Abbiamo visto cose che ci hanno confermato che il centrosinistra è diverso. Noi siamo diversi.

Giuseppe Civati alla Camera dei Deputati

FIDUCIA, NO GRAZIE. Nonostante ciò, il premier Enrico Letta ha ricevuto una nuova fiducia a tempo e programma indeterminato, parlando di una nuova «maggioranza politica coesa», che in realtà è sempre la stessa maggioranza che rinnova se stessa. Giuseppe Civati ha scelto di non partecipare al voto, per rimarcare la sua distanza rispetto a una prospettiva di Governo che ci allontana ancor di più dai nostri elettori e che tende a ridisegnare «il sistema politico italiano non con libere elezioni, ma con operazioni di Palazzo». Quel che avremmo dovuto fare era delimitare un orizzonte temporale e programmatico, che ci portasse al voto nella prossima primavera dopo aver approvato la Legge di stabilità e cambiato la Legge elettorale. Argomento, quest’ultimo, sul quale non è stata spesa una parola, se non in maniera scomposta, per ribadire che l’attuale maggioranza non è capace di intervenire.


Un momento dell’Assemblea Nazionale Pd

IL CONGRESSO PER PARTECIPARE. Nei giorni in cui in Germania l’Spd consulta i suoi militanti per decidere se aderire o no al governo delle larghe intese di Angela Merkel, il PD perde un’altra preziosa occasione per coinvolgere la sua base, e sceglie ancora una volta la via degli accordi di palazzo. Non resta che il congresso, finalmente al via, per fare quella discussione altrimenti negata: Giuseppe Civati è in campo, candidato a Segretario Nazionale, e noi con lui, organizzati in tutta Italia, impegnati a trasformare il PD in quel partito realmente democratico che avrebbe dovuto essere sin dall’inizio. Il momento è questo: fate iscrivere gli amici su civati.it, intensificate le riunioni e gli incontri sui territori, organizzatevi per la raccolta delle firme, tesseratevi al PD. Abbiamo bisogno del vostro contributo, anche economico. Non abbiamo sponsor facoltosi alle spalle, né finanziamenti poco trasparenti. Abbiamo voi, il vostro entusiasmo e la vostra passione. Sosteneteci!

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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