Un calcio alla camorra

Libera in goala cura di Radio Siani il . – Un’iniziativa sportiva che ha contribuito alla costruzione del ponte tra cittadinanza e associazionismo per la diffusione della cultura delle legalità.  Questo il punto cardine dell’evento “Libera in goal 2013” torneo di calcio e non solo, che si è tenuto a Scampia dal 5 all’8 settembre. L’evento si è articolato in due momenti: il primo legato ad attività formative e incontri incentrati sulle relazioni tra mafia e sport, il secondo incentrato in un torneo di calcio a 5. L’obiettivo della manifestazione sportiva non è stato, però, solo quello di riflettere sul fenomeno, purtroppo sempre più diffuso, delle infiltrazioni mafiose nell’ambiente calcistico.

L’evento è stato soprattutto un’occasione importante per scoprire come lo sport può diventare strumento di cittadinanza e di contrasto culturale alle mafie. Giunto alla sua seconda edizione, il torneo ha incrementato il numero dei partecipanti, che sono passati dai 35 del 2012 ai 100 di quest’anno. Un torneo di calcio che ha registrato tre dati interessanti: in ogni squadra doveva esserci almeno una componente femminile, in modo da favorire l’integrazione di genere anche nel mondo del pallone. Tutte le squadre dovevano esibire uno striscione anti-camorra, in modo da sottolineare l’aderenza alla lotta alla criminalità organizzata e non. A dirigere le partite, infine, non c’erano direttori di gara, ma sono stati gli sportivi stessi a dirigersi grazie ad un’ottima pratica di auto-arbitraggio. Dopo un lavoro che ha impegnato per diversi mesi le associazioni organizzatrici (VoDiSca di Scampia e RIME di Trieste), l’evento ha preso vita nel migliore dei modi.

Più di settanta ragazzi provenienti da tutta la Penisola (Udine, Trieste, Verbania, Genova), assieme ai giovani partenopei, hanno partecipato alla manifestazione. Gli sportivi sono stati ospitati in un campeggio allestito nei campi del centro sportivo “Scuola Calcio Arci Scampia”, dove le mamme del posto hanno offerto il pranzo ai partecipanti cucinando le delizie nostrane, facendole conoscere anche ai giovani di altre città. La mattina è stata dedicata al calcio, mentre nel pomeriggio gli organizzatori hanno scelto un cammino itinerante da far intraprendere ai partecipanti. Una serie di visite nei luoghi positivi della periferia a nord di Napoli: le sedi delle associazioni locali che tengono alta la bandiera della legalità in un territorio spesso noto solo per faide e illeciti. In serata, invece, l’evento è sfociato in una serie di eventi culturali, tra cui proiezioni di film, eventi teatrali e incontri con giornalisti esperti in materia d’infiltrazioni illegali nel mondo del calcio.

Da segnalare l’incontro con il giornalista Daniele Poto, esperto del fenomeno. La location: Scampia è stata scelta dagli organizzatori di concerto con Libera Trieste e Libera Campania, per far riscoprire la bellezza del quartiere a nord di Napoli spesso vittima di troppi pregiudizi, frutto delle riserve spesso imposte dai mass-media. Non solo partite quindi, ma anche incontri pomeridiani con alcune realtà associative locali per far emergere il lato positivo della periferia partenopea.  Sabato 7, invece, si è tenuto il Memorial Antonio Landieri, partita di calcio svolta in onore di un ragazzo diversamente abile vittima innocente di camorra. Per ricordare Antonio si sono sfidate la squadra dei giovani di Libera Nazionale e quella dei familiari delle vittime di camorra. A vincere il Torneo è stata, per la cronaca, la squadra locale: Famiglia Landieri. “Si è trattato di un evento straordinario – ha dichiarato Rosario Esposito di VoDiSca – tantissimi giovani hanno partecipato con coraggio ed entusiasmo dando un forte segnale alla cittadinanza. Un’azione forte contro la solitudine che spesso assale questo territorio.  Per dimostrare che Scampia ha soprattutto una faccia pulita e propositiva. Ringrazio vivamente – conclude poi – l’Arci Scampia per la grande disponibilità concessaci.”

“Per noi è stato importante fare queste manifestazione a Scampia – ha dichiarato Pasquale Scherillo, fratello di Dario, vittima di un agguato di camorra – Mio fratello è stato una vittima innocente  di una faida scoppiata proprio in questo territorio. Un territorio dove in questi giorni si è respirata un’altra aria, grazie ad un’iniziativa che ha fatto conoscere il lato positivo di una periferia che ha molto da donare ai giovani e non solo.” Ancora una volta la cultura e lo sport sono stati strumenti fondamentali per la lotta all’illegalità.

Libera in Goal tornerà per l’edizione del prossimo anno. Per un’ennesima bella pagina di legalità costruita dal basso.

*RadioSiani, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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