Papa Francesco delinea il nuovo governo della Chiesa: da presidenzialismo americano a modello francese

Papa Francesco 5di Piero Schiavazzi, L’Uffington Post, 10 settembre 2012 –  Con metafora sportiva e di stagione, rivelatrice tuttavia del nuovo corso, per la “nazionale” della Chiesa si trattava del primo allenamento di gruppo e della prima riunione di spogliatoio, dove il commissario tecnico recepisce le indicazioni e valuta le affinità dei convocati, dopo essersi precedentemente concentrato sulla conoscenza dei singoli e sull’osservazione delle abilità individuali. Riservandosi però di decidere e comunicare solo in seguito il modulo di gioco e la formazione titolare, in vista del mondiale.

“Il Papa ha incontrato personalmente nei mesi scorsi tutti i capi dicastero e ha avuto con ognuno di loro un ampio colloquio. Stamani li ha incontrati tutti insieme, in una riunione da lui stesso presieduta…”, recita essenziale, minimalista il comunicato della Sala Stampa.

In attesa che gli otto cardinali chiamati a ristrutturare la Curia mettano dunque mano e penna, nei primi giorni d’ottobre, al testo della Pastor Bonus, modificando la costituzione formale, il Pastore della Chiesa nel sesto mese del pontificato continua profondamente a innovare quella materiale attraverso la prassi e i comportamenti.

Sull’humus misterioso e miracoloso del colle vaticano, il passo dei successori di Pietro lascia impronte e apre solchi di sorprendente fertilità istituzionale, ad extra e ad intra.

Vale per le relazioni internazionali, che la Santa Sede uscita dalla crisi ha ripreso a influenzare e definire con una rinnovata fluidità e capacità di travaso, nella veglia di sabato, tra profezia e diplomazia, gesti mediatici e processi geopolitici. Vale, a maggior ragione, ma con pari e paradossale difficoltà, sul piano delle strutture e procedure interne, di per sé non meno impermeabili al cambiamento.

Passando a impegnative analogie giurispubblicistiche, meno giocose e più rischiose di quelle calcistiche, ma pur sempre divulgative, diremo pertanto che l’incontro di oggi, sul piano delle forme di governo, scandisce il passaggio da un presidenzialismo d’oltreoceano a uno transalpino, corrispondendo all’auspicio registrato nelle congregazioni generali alla vigilia del conclave.

Da un modello americano, dove il presidente guida l’amministrazione e conferisce direttive ai capi dipartimento attraverso un vertice ristretto, a uno schema in cui presiede invece di regola il consiglio dei ministri e interloquisce direttamente con essi, senza demandarne il compito al premier, ricondotto così al ruolo di primus inter pares.

La diplomazia vaticana, che con la nomina del nunzio Pietro Parolin torna professionalmente al volante della politica estera e della macchina curiale, non potrà però accentrare la gestione di quest’ultima e soprattutto filtrarne l’accesso al pontefice, ergendosi a diaframma e sconfinando in dirigismi.

La Segreteria di Stato, spendendo una immagine che i costituzionalisti più fantasiosi applicano alla Quinta Repubblica, somiglierà più a un “fusibile” che a un collo di bottiglia.

Un organo preposto a esercitare il ministero della “sensibilità” istituzionale, a servizio e garanzia dell’intero circuito, attento e a non gravarsi di carichi impropri e a guardarsi dalle  “sovracorrenti”, che ne provocherebbero la fusione, compromettendo l’efficienza di un impianto millenario.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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