Italia alle guerre stellari con i satelliti d’Israele

satellitidi Antonio Mazzeo, 9 settembre 2013* – Tagli per tutti ma non per le forze armate, specie se le spese rafforzano la partnership tra le industrie d’armi nazionali e quelle israeliane. Quarantuno milioni e 600.000 euro sul bilancio 2013; 96 milioni per il 2014 e 53,8 per il 2015. Il ministero della Difesa prevede di spendere quasi 192 milioni di euro in tre anni per dotarsi di un nuovo sistema satellitare ad alta risoluzione ottica per l’osservazione dell’intero globo terrestre, l’OPTSAT 3000, progettato e prodotto da Israele.

Leggero e di dimensioni assai ridotte, l’OPTSAT 3000 si caratterizza per l’agibilità e la manovrabilità da terra e per le notevoli capacità di definizione delle immagini raccolte dallo spazio. Il satellite è tuttavia programmato per funzionare per periodi brevi, non oltre i 6-7 anni dalla sua messa in orbita (prevista entro il 2016).
L’accordo italo-israeliano per il nuovo sistema di telerilevamento satellitare prevede che la società Telespazio, controllata da Finmeccanica e dalla holding francese Thales, operi in qualità di prime contractor per la fornitura del satellite e del segmento di terra, dei servizi di lancio e messa in orbita, della preparazione ed esecuzione delle attività operative e logistiche. Telespazio ha sottoscritto con il Ministero della difesa italiano un contratto del valore complessivo di 200 milioni di dollari. Personale della società sarà dislocato in Israele durante le fasi di preparazione al lancio del satellite, nonché presso il Centro di Controllo di Tel Aviv durante le fasi di post-lancio. Il completamento dei test in orbita dell’OPTSAT 3000 sarà realizzato successivamente dal Centro Spaziale del Fucino di Telespazio.
La realizzazione del satellite per un costo di 182 milioni di dollari sarà affidata alla Mbt Space Division delle Israel Aerospace Industries (IAI), le industrie aerospaziali e missilistiche israeliane. A produrre la telecamera spaziale ad “alta definizione” (valore 40 milioni di dollari) sarà invece Elbit Systems Electro-Optics Elop Ltd., una controllata della Elby Systems Ltd, altra azienda strategica israeliana nel campo dei sistemi di comando, controllo, comunicazione, intelligence e dei velivoli senza pilota.
L’acquisizione del satellite è stata formalizzata con l’accordo di cooperazione militare Italia-Israele firmato a Roma il 19 luglio 2012 dai ministri della difesa dei due paesi. Oltre all’OPTSAT 3000, l’accordo ha previsto la fornitura alle forze armate israeliane di 30 velivoli da addestramento avanzato M-346 prodotti da Alenia-Aermacchi (valore complessivo un miliardo di dollari circa, di cui 600 milioni di pertinenza dell’azienda del gruppo Finmeccanica). I primi velivoli saranno consegnati a partire dalla metà del 2014 e sostituiranno gli A-4 “Skyhawks” utilizzati da Israele per l’addestramento dei piloti dei cacciabombardieri strategici. Le attività di formazione, il supporto logistico e la manutenzione dei velivoli saranno affidate alla società privata TOR di proprietà dei due colossi Israel Aerospace Industries Ltd. ed Elbit Systems Ltd.. Elbit implementerà sui caccia-addestratori un nuovo software, il Vmts (Virtual Mission Training System) che simulerà le funzioni di un moderno radar di scoperta attiva capace di gestire numerose funzioni tattiche e scelte d’armamento complesse. “Utilizzando il software una volta in volo – spiegano i tecnici israeliani – il pilota in addestramento potrà esercitarsi in scenari avanzati, quali la guerra elettronica, la caccia alle installazioni radar e l’uso di sistemi d’arma all’avanguardia”. I sistemi di identificazione e comunicazione e i computer per il controllo di volo saranno forniti invece da Selex ES, altra azienda del gruppo Finmeccanica.
Sempre nell’ambito dell’accordo di cooperazione del luglio 2012, l’Italia si è impegnata ad acquistare due aerei radar “Eitam” del tipo “Gulfstream 550” CAEW (Conformal Aerial Early Warning), con relativi centri di comando e controllo (costo stimato 791 milioni di dollari). Prodotti da Elta Systems ed Israel Aerospace Industries su licenza della statunitense General Dynamics, gli “Eitam” sono operativi con le forze armate d’Israele e Singapore, mentre una variante del velivolo è stato fornito a Cile ed India. L’Aeronautica militare italiana ha già avuto modo di familiarizzarsi con questi sistemi di guerra: a partire del 2010 gli “Eitam” vengono periodicamente dislocati nell’aeroporto di Decimomannu (Cagliari) per partecipare ad esercitazioni congiunte italo-israeliane.

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*da Dazebao.it, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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