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Civati spaventa Cuperlo a sinistra. Ma la sua campagna ha troppe incognite

Civati PippoDa “Europa” del 7 settembre, un “ritratto” di Pippo Civati, il candidato alla segreteria nazionale del PD che (per ora) mi convince di più (nandocan).
di Rudy Francesco Calvo* – Forte sulla Rete, presente a macchia di leopardo sul territorio. Il deputato brianzolo ha deciso finalmente di giocarsi le sue chances, puntando su un elettorato movimentista e genericamente “di sinistra”, solitamente difficile da guidare.
dal Festival di Genova, 7 settembre 2013 –  Piazze piene e urne vuote? Pippo Civati corre questo rischio. Le feste alle quali sta partecipando segnano sempre il pienone: anche ieri sera a Genova la sala era abbastanza affollata (ma non troppo), con un pubblico giovane e anche meno giovane di quanto si potesse pensare. Non sono, certo, i numeri di Matteo Renzi, ma non è sul sindaco che l’ex compagno leopoldino può fare oggettivamente la sua corsa. La competizione, semmai, è con Gianni Cuperlo per ottenere la piazza d’onore. Ed è una competizione aperta, che lo stesso Cuperlo teme di poter perdere, confinandosi in un terzo posto che segnerebbe il passaggio da una dignitosa sconfitta alla disfatta.

Civati mette insieme il messaggio rinnovatore di Renzi con lo sguardo rivolto a sinistra di Cuperlo. «La sinistra che vuole rappresentare anche l’altra parte – è la sua opinione – è molto debole». Al candidato sostenuto da D’Alema e dai Giovani turchi, infatti, prova a contendere la supremazia su alcuni settori della Cgil (perfino con il leader della Fiom Maurizio Landini c’è un rapporto di collaborazione), associando ad essi quel mondo movimentista, che va dai lettori del Fatto o di MicroMega a una parte dell’area ulivista, agli OccupyPd, fino a confinare con Sel e i Cinquestelle. L’amicizia con Stefano Rodotà (più volte citato ieri come «patrimonio della sinistra», da considerare «dentro il nostro partito» insieme a Prodi e Vendola), da questo punto di vista, è emblematica.

Quanto questo possa aiutarlo al congresso, però, è un’incognita. Sperare che elettori vendoliani (per giunta contro le indicazioni del loro leader, che ignora platealmente la candidatura di Civati) o ex grillini partecipino alle primarie interne al Pd può rivelarsi un’illusione, che lo farebbe precipitare rispetto ai consensi attesi. Lui, comunque, ci prova: insiste sulla diminuzione delle tasse sul lavoro, sugli ammortizzatori sociali, sulla legge elettorale. «Se Grillo vuole tenersi il Porcellum – lo sfida dal palco – dimostrerà di essere uguale a chi c’era prima».

Dentro il Pd, il deputato brianzolo può contare su una cerchia ristretta di parlamentari a lui vicini (Luca Pastorino, Alessia Rotta, Lucrezia Ricchiuti), oltre ad altri con cui è in sintonia, ma che ancora non si sono sbilanciati in vista del congresso (Davide Mattiello, vicino a Libera, la prodiana Sandra Zampa, Walter Tocci, Felice Casson, Laura Puppato, Corradino Mineo). Il sogno, inutile dirlo, rimane però Fabrizio Barca: tra i due c’è un buon feeling, ma se l’ex ministro ha l’ambizione di giocare un ruolo centrale nel Pd, difficilmente si farà ingabbiare in una singola candidatura, per di più di minoranza. Per il momento, si limita ad apprezzare la piattaforma di Cuperlo: lo ha fatto ieri sera proprio dal palco di Genova, sul quale è salito subito dopo Civati. I due, poi, si sono intrattenuti a chiacchierare per qualche minuto in uno dei ristoranti della Festa, in attesa della cena.

Le regioni in cui Civati raccoglie più consensi sono Piemonte, Lombardia, Sardegna, ma anche in Toscana, Veneto ed Emilia-Romagna ha un suo seguito. Più difficile, invece, è per lui riuscire a penetrare al sud. Se su internet gode di una visibilità paragonabile a quella di Renzi, passando dal virtuale al reale le cose si complicano. I dirigenti e gli amministratori dem che si sono già schierati al suo fianco scarseggiano e nessuno ha un rilievo nazionale (Marco Boschini, sindaco di Colorno e presidente dell’Associazione dei comuni virtuosi, è il più rappresentativo). Piccole enclaves di rappresentanza civatiana, però, sono sparse un po’ in tutto il territorio: alcune discendono direttamente dalla mozione Marino del 2009, altre si sono formate negli ultimi tempi, a seguito dei tantissimi incontri che Civati ha promosso in lungo e in largo per l’Italia. Sicuramente, da questo punto di vista è stato tra i più attivi esponenti del Pd. E adesso, in vista del congresso, ha chiesto aiuto anche alla Rete, promuovendo sul sito www.civati.it l’adesione di nuovi volontari e la raccolta di fondi (l’obiettivo fissato è quota 25mila euro, di cui un quarto sono già arrivati).

Ad affiancarlo non c’è ancora una squadra vera e propria. A parte il suo fedelissimo assistente Paolo Cosseddu, Civati si scambia spesso idee e proposte con gli economisti Filippo Taddei (ieri sera sul palco con lui a Genova) e Rita Castellani, la leader degli OccupyPd Elly Schlein, il consigliere milanese Carlo Monguzzi, il pisano Samuele Agostini.

Il limite principale in chiave esclusivamente congressuale, però, è forse proprio il suo carattere. Chi lo conosce molto bene lo descrive come «intellettualmente onesto», ma con le caratteristiche più di un intellettuale che di un politico: «Non riuscirebbe mai a fare un comizio di fronte a una grande piazza strapiena. Non ha il carisma adatto. Anche il suo umorismo lascia sempre una vena di amarezza, di cinismo, che non gli consente di creare un’armonia con la gente, di trasmettere un sogno». In questo, appare molto simile a Cuperlo. Inoltre, a Civati si continua a rimproverare di aver fatto sempre un passo indietro nei momenti più importanti, da ultima la candidatura alla presidenza della regione Lombardia, poi affidata a Umberto Ambrosoli. Stavolta, però, sembra aver deciso di giocarsi finalmente il tutto per tutto: al prossimo congresso si capirà se Pippo Civati ha la stoffa per essere un leader politico o rimarrà imprigionato nella Rete.

* il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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