Un radicale alla rovescia. Il caffè del 30 agosto

IlcaffediMineoda corradinomineo.it* – Con poche parole, da par suo, Altan sintetizza quel che ho provato a scrivere ieri sull’IMU. Due Cipputi a confronto. Il primo: “Hanno ottenuto quello che volevano”. Risponde il secondo: “Tanto noi non volevamo niente”.

Dopo solo 24 ore di euforia, i giornali si accorgono che ieri il governo ha avuto un cedimento strutturale, la “larghe intese air force” si è schiantata sotto il peso delle necessità di Berlusconi. La Stampa: “Dopo l’IMU, si apre il fronte dell’IVA”- È stato il sottosegretario Fassina a far due conti: manca la copertura, non si vuol recuperare aumentando le accise sul gioco, dunque toccherà a tutti pagare di più al supermercato e alla pompa di benzina! E non basta. Corriere della Sera: “L’amara sorpresa delle seconde case”. Il governo ha reintrodotto (pare anche per il 2013), l’addizionale IRPEF sulle seconde case sfitte, né sono felici gli inquilini, cui toccherà pagare una quota della service tax. Tutto questo per assicurare un modesto (lo spiega Deaglio su La Stampa) regalo una tantum ai proprietari e per dimostrare che il Cavaliere è sempre il Cavaliere.

“La vicenda dimostra che l’intimidazione paga”.  Chi l’ha detto, Civati?  Un “movimentista” del Pd? No, Mario Monti, rispondendo alle domande di Iman Sabbah, per Rainews24. E poi Letta, con il cedimento sull’IMU non si è neppure comprato un biglietto per restare a Palazzo Chigi. Il cavaliere, infatti, torna a minacciare. Lo fa perché ieri sono state pubblicate le motivazioni della sentenza Mediaset. Repubblica: “Berlusconi l’ideatore della frode”. Il Fatto Quotidiano: “É stato lui l’ideatore e il beneficiario della frode”. Il Giornale: “L’altolà di Berlusconi. Non mi farò estromettere dai giudici e da un voto del Parlamento”. Ci risiamo.

Se cercate la prova, oltre ogni ragionevole dubbio, che Berlusconi Silvio non è degno di sedere in Parlamento né di candidarsi ancora alle elezioni, abbiate il coraggio di leggere le 208 pagine della Cassazione, firmate dall’intero collegio giudicante, non solo dal Presidente Esposito. Prove, testimonianze, esame minuzioso che evidenzia la correttezza dei giudizi d’Assise e d’Appello, risposte precise a ognuno dei quesiti e dei cavilli sollevati dalla difesa. Berlusconi ha usato la compravendita di diritti Mediaset per accumulare fondi neri all’estero. Ha messo su l’intero sistema e ha continuato a controllarlo dopo il finto divorzio dalle sue imprese, quando già stava a Palazzo Chigi. Lo dico con semplicità. Se per caso dopo la decisione della Giunta del Senato, che sarà favorevole alla decadenza, qualcuno chiederà in aula il voto segreto e nel silenzio dell’urna Berlusconi sarà salvato, il giorno dopo scoppia il Pd e si apre la crisi del Governo. Perché se anche fossero senatori della Lega, di Lista Civica o pasdaran di Grillo a votare, per ragioni diverse, in favore del Caimano, il precedente dei 101 condannerebbe il Pd. E con esso il governo Letta.

Pare che oggi Berlusconi cali a Roma per incontrare Marco Pannella. Vuol far propri i quesiti referendari dei radicali. È una buona idea. Tra i quesiti, quelli che introducono la responsabilità civile dei magistrati e chiedono le separazione delle carriere tra Giudici e Pubblici Ministeri, hanno un’oggettiva assonanza con tesi sostenute anche dal PDL, gli altri, dal no all’ergastolo, ai limiti alla custodia cautelare e all’uso dei magistrati fuori ruolo possono essere adottati ora da un Cavaliere convinto che la riforma della giustizia sia urgente. Ma, per questa via, non otterrà l’annullamento di una condanna definitiva né manterrà lo status del parlamentare. Li firmi, i referendum, e vada agli arresti come semplice cittadino. Sarebbe un onore, per lui, finire da radicale, una carriera costellata di successi ma che rischia di lasciare solo macerie. Marina se la caverà con le aziende. Alfano, Lupi, Lorenzin tireranno un sospiro di sollievo. Intorno al Sallusti e alla Pitonessa si riuniranno i duri. Che bel finale. Da Arcore o dai servizi sociali, il cittadino Berlusconi potrebbe prendersi il gusto di spiegare al Letta e al Renzi come non si possa sempre cedere alla Merkel o come i mercati, in fondo, siano un feticcio.  Ma Berlusconi resterà un radicale alla rovescia, uno che vuol dimostrare come in Italia giustizia non possa esser fatta, se c’è di mezzo un potente.

Com’è cambiato il mondo. Al tempo dell’Iraq Tony Blair non ebbi dubbi, si schierò con la guerra ingiusta di Bush e i britannici indossarono l’elmetto. Anche Cameron ha provato a non aver dubbi, ma il Parlamento britannico ha votato contro lo “strike” in Siria. Hanno pesato le bugie americane sull’Iraq, i dubbi sul Kosovo, l’impotenza delle bombe in Libia, ma anche ritardi e tentennamenti del Presidente Obama, “The unhappy warrior”, il guerriero infelice, come lo chiama Time. Per me tutto ciò significa che la crisi dell’Occidente e, con essa, la crisi della cosiddetta “comunità internazionale” procede più rapidamente di quanto non si potesse immaginare. Se ci fosse un senso nella politica internazionale, Presidenti e  Capi di Governo europei dovrebbero fare un salto di qualità, reagire costituendosi subito in unione politica, proporsi come protagonisti nello scenario medio orientale, schierandosi con coraggio e determinazione per il rispetto dei diritti, con i popoli che chiedono libertà, contro tutti i tiranni, sunniti o sciiti che siano. Quello che manca è una politica, più che armi tanto costose, precise e “intelligenti” da lasciare, alla fine, le cose come stanno.

Ieri sono stato oggetto di tweet molto critici firmati da un tale Fabb Yusuf Tarenti. A parte Il “fetente”, di cui lo ringrazio, questo signore difende i Fratelli Musulmani, sostiene che stavano aiutando i siriani a liberarsi di Assad e che per questo gli americani si sarebbero accordati con i generali egiziani per “sterminarli”. Osservo come Erdogan sia al tempo stesso l’alleato principale degli Stati Uniti e il miglior amico della Fratellanza in Egitto. Ricordo che Morsi & C. non hanno partecipato alla grande rivolta popolare che mise fine alla dittatura di Mubarak, e poi, ereditato il potere, hanno mostrato una incapacità pari solo all’arroganza con cui imponevano la loro legge. Credo che la storia spazzerà via sia Dittatori che Fratellanza. Sarà un processo lungo e, purtroppo, doloroso. Credo che una “ingerenza democratica”, in primo luogo dell’Europa, potrebbe giocare un ruolo positivo. Non più “imperialista” di quanto non siano gli interventi nell’area della Cina.

 *il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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