Siria, Londra abbandona Obama

Il Parlamento britannico dice no all’intervento contro Damasco. Mosca rafforza la flotta militare nel Mediterraneo. Washington alla caccia di altri “volenterosi”.

di Emma Mancini – nena-news.globalist.it, 30 agosto 2013*

La coalizione dei volenterosi, dieci anni dopo, non decolla. Il presidente Obama si arrampica sugli specchi del Palazzo di Vetro, dove Cina e Russia da due giorni bloccano qualsiasi tipo di discussione o risoluzione su un possibile attacco contro la Siria.

Ma a mettere i bastoni tra le ruote americane ci pensano anche gli alleati più stretti: ieri il Parlamento di Londra ha detto no alla partecipazione della Gran Bretagna alla campagna anti-Assad. La Camera dei Comuni ha votato contro la mozione del premier Cameron (282 voti contrari contro 275 a favore): a quanto pare Londra non intende ripetere gli errori di Tony Blair. Ora le mani di Cameron sono legate: il primo ministro ha detto di accettare la decisione in quanto rispettosa della volontà del popolo inglese.
Ma forse la performance del premier non è stata delle migliori: Cameron ha parlato delle armi chimiche utilizzate da Assad contro i civili siriani, aggiungendo però che la certezza assoluta non c’è: “La questione oggi è come rispondere ad uno dei più orrendi utilizzi di armi chimiche in un secolo. Non si tratta di prendere parte nel conflitto, non si tratta di invasione. Non si tratta di cambiare un regime o di lavorare a stretto contatto con le opposizioni. Si tratta della nostra risposta ad un crimine di guerra”.

L’amministrazione Obama è furiosa: da decenni ogni guerra combattuta da Washington aveva visto la presenza rassicurante dell’alleato inglese. L’ira si è tradotta nelle parole del portavoce del Consiglio di Sicurezza americano, Caitlin Hayden, secondo la quale gli Stati Uniti continueranno a consultarsi con Londra, ma prenderanno decisioni tenendo in considerazione solo i propri interessi. Ovvero Obama potrebbe lanciare un attacco da solo.

Un’eventualità non semplice. E il segretario alla Difesa statunitense, Chuck Hagel, non si arrende: “Continueremo a cercare una coalizione che lavori insieme – ha detto oggi Hagel – E penso che ci sia un gran numero di Paesi che hanno pubblicamente dichiarato la loro posizione in merito all’uso di armi chimiche”.

Senza il via libera dell’Onu, Obama si trova di fronte alla stringente necessità di procurarsi un concreto appoggio internazionale. La spada di Damocle russa incombe: ieri Mosca ha detto che invierà due navi (probabilmente una nave anti-sommergibile e un incrociatore) nel Mediterraneo per rafforzare la propria presenza navale. “La situazione ci richiede alcuni aggiustamenti”, ha detto una fonte vicina alle autorità russe. Da parte sua, la Gran Bretahna ha inviato sei jet RAF nella base inglese di Cipro, “una pura misura precauzionale per difendere gli interessi del Regno Unito”, l’ha definita il Ministero della Difesa.

Secondo fonti militari siriane, anche Damasco si prepara alla guerra e al possibile lancio di missili contro siti sensibili. Assad ha già avvertito gli Stati Uniti: la Siria si difenderà e per Washington sarà un altro Vietnam. Certo è che la tensione è giunta alle stelle. La Cina accusa gli USA di fare “da giudice e giustiziere”, l’Iran promette una risposta, Israele richiama i riservisti e la Turchia è in stato d’allerta. Damasco non è Baghdad e il ruolo centrale della Siria nella regione porterà a conseguenze molto più ingenti di quelle successive all’occupazione dell’Iraq. Obama lo sa e tentenna di nuovo, in attesa di presentare il rapporto con le prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte del regime di Damasco.

Fonte: http://nena-news.globalist.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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