Chiesa valdese, boom delle donazioni con l’8 per mille: 38 milioni

Chiesa valdeseLo scorso anno erano stati 14 milioni, 6 nel 2008. I progetti finanziati 5 anni fa erano 200, oggi più di 800. I valdesi non destinano fondi dell’8 per mille alle spese di culto: “La Chiesa va mantenuta dai suoi membri. L’8 per mille va restituito alla comunità”

MILANO, 29 agosto 2013 – Da 6 milioni di euro raccolti nel 2008, ai 14 del 2012 fino ai quasi 38 di quest’anno. È il risultato ottenuto dalla Chiesa valdese e metodista grazie all’8 per mille. “Merito di un interesse sempre maggiore degli italiani verso la nostra chiesa”, sottolinea Susanna Pietra, responsabile dell’ufficio che gestisce la raccolta, la selezione e il monitoraggio dei progetti. Il successo della campagna dei valdesi si deve prima di tutto a un aumento delle quote espresse, passate dalle 470mila del 2012 alle 570mila del 2013. Quest’anno per la prima volta la Tavola valdese ha anche partecipato alla spartizione delle quote non espresse, distribuite in modo proporzionale a seconda delle firme ricevute da ciascun ente che si rivolge all’8 per mille. Del totale raccolto, il 50 per cento verrà destinato a progetti sociali in Italia, il resto alla cooperazione internazionale, svolta o da associazioni italiane o da altre in loco.

La chiesa valdese ha costruito questo successo su una serie di regole molto stringenti per la gestione delle risorse. Basate su un principio: “Sentiamo che i soldi che riceviamo con l’8 per mille non ci appartengono, ma sono della comunità e a questa dobbiamo restituirli. Ci sentiamo molto responsabili per il loro utilizzo”, precisa Susanna Pietra. Fino a questo momento, con i 38 milioni del 2013 la chiesa valdese ha finanziato più di 800 progetti, 500 in più rispetto allo scorso anno. “Ogni anno cerchiamo di individuare dei temi chiave: l’anno scorso era il lavoro giovanile, quest’anno il femminicidio”, continua Pietra. Non solo: la chiesa valdese finanzia anche progetti di assistenza e progetti di aiuto umanitario. “Ma non utilizziamo nemmeno u euro per attività di culto: per noi la chiesa deve essere mantenuta dai suoi membri”, prosegue la responsabile dell’ufficio che gestisce la raccolta fondi.

I 38 milioni del 2013 sono stati raccolti sulla base delle donazioni effettuate nel corso della dichiarazione dei redditi del 2010. Tre anni infatti è il tempo necessario per la suddivisione dei fondi. La speranza dei valdesi è che il trend di aumento delle donazioni possa proseguire. E i segnali fanno propendere all’ottimismo. (lb)

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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