Più velenosa dei gas è la superficialità – lettera agli ambasciatori di USA,GB e Francia

libertagiustiziadi Massimo Marnetto, 29 agosto 2013 – Ambasciatori di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti d’America,

scriviamo per manifestare la grande preoccupazione di una larga parte dell’opinione pubblica Italiana, circa l’ipotesi di un intervento armato in Siria.  E’ ormai evidente che il Presidente Assad sta tormentando il proprio popolo con violenze inaudite e purtroppo non ci stupiremmo di apprendere che possa aver usato anche gas letali contro gli oppositori.
Ciò detto, crediamo che ci sia qualcosa di ancora più pericoloso delle armi chimiche: la superficialità.
Un veleno che annebbia le analisi e banalizza la valutazione delle conseguenze sulle scelte di guerra.
Il recente passato insegna che non si tutelano gli oppressi con i bombardamenti lampo dal cielo, ma con buone pratiche lunghe ed impegnative sul terreno.
Ambasciatori,
vi chiediamo di informare i vostri Governi della forte domanda che sale dai cittadini Italiani per fermare i piani di bombardamento della Siria e dare spazio alle indagini degli Ispettori dell’ONU.
La crisi di questa strategica area richiede  il predominio dell’intelligenza sull’impulso superficiale di “dare una lezione”.
E la saggezza  di apprendere le lezioni che la storia recente ha già dato, dimostrando che le punizioni belliche dei dittatori si abbattono sempre sui civili inermi, senza risolvere i problemi. E spesso aggravandoli.
Con vigilanza democratica
Massimo Marnetto – Libertà e Giustizia di Roma

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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