Il grande spettacolo delle bombe. Il caffè del 28/8

IlcaffediMineoda corradinomineo.it – “Tutto è pronto, l’attesa di Obama”, Corriere. “Attacco in Siria, America pronta”, Repubblica. “Ecco i piani d’attacco”, La Stampa. La guerra sta per essere servita: saranno tre giorni di bombe su Damasco e le basi militari. L’obiettivo non è eliminare Assad, forse neppure costringerlo alla fuga. l’America e i suoi alleati, Gran Bretagna e Francia, vogliono stabilire un limite: passi bombardare il proprio popolo, stante l’impotenza dell’Onu, ma l’uso di armi dette di distruzione di massa, chimiche o atomiche, no.

C’è un limite a tutto, non possiamo permettere quello che fu proibito (l’uso dei gas) già cento anni fa, dopo la Grande Guerra? America ipocrita o, addirittura, di nuovo e sempre imperialista? Il popolo della sinistra (?) torna a dividersi. Io dico: America debole e che paga i suoi errori, Europa evaporata. Sulle cose che contano l’Organizzazione delle Nazioni Unite è ancora quella che nacque dalla guerra fredda. Ancora dominata dai 5 paesi “vincitori”, membri permanenti del consiglio di sicurezza e con il diritto di veto, oltre agli Stati Uniti e alla Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli Usa hanno coltivato a lungo l’illusione di poter decidere da soli per il mondo intero: invece di cambiare l’Onu hanno provato a strattonarlo (Afganistan) o lo hanno umiliato (Kosovo, Iraq).

Perciò la posizione del nostro governo e della Bonino è giusta ed è sbagliata. Giusto, sostenere che una guerra, sia pure per evitare stragi orrende, non può essere decisa se non nel quadro di un diritto internazionale. Sbagliato attendersi qualcosa dall’Onu com’è: l’assemblea serve spesso da tribuna per stati tiranni e democrazie fanatiche, il Consiglio di sicurezza per impedire alle altre potenze di guadagnare qualche punto. Per la verità due volte l’Onu ha dato il via libera alla guerra, in Afganistan e, con l’astensione di Russia e Cina, per quella in Libia. Tutte e due le volte l’America ha mostrato l’onnipotenza delle sue armi e la sua incapacità di imporre la pace.

Io penso che in Siria saremmo dovuti intervenire prima che Assad trasformasse una rivolta contro il regime in una terribile guerra civile e religiosa, siriani contro siriani, sunniti contro alawiti e sciiti. Penso che l’Occidente avrebbe dovuto cercare il dialogo con l’Iran, invece di regalargli nuovi alleati, l’Iraq a guida sciita, la Siria, il Libano di Hezbollah. Penso che non abbia avuto senso (se non nella logica anti russa della Nato e in quella delle alleanze che sanno di petrolio) puntare sui cosiddetti Stati Islamici moderati, Turchia e Arabia Saudita. Le primavere arabe rappresentavano una speranza per tutto quel mondo e per il nostro. Le abbiamo tradite.

Ciò detto, temo che i prossimi tre giorni di fuoco provochino altri disastri. Me lo fa temere di più il bel pezzo, su La Stampa, di Maurizio Molinari che ha sentito i consiglieri di Netanyahu: indebolire Assad ma tenerlo in campo, perché la guerra civile prosegua e i nemici di Israele continuino a scannarsi. E tuttavia capisco Obama, il mondo è uno solo e i bombardamenti sui civili, la guerra delle campagne (serbe) contro Sarajevo, le stragi dei bambini in Siria, non possono avere cittadinanza senza rendere più barbara anche la cittadella cosiddetta civile, per quanti muri costruisca a protezione dei suoi confini. E condanno l’idiozia di chi strilla, ora che è una tigre di carta, contro l’imperialismo americano. Vi prego, leggete l’analisi che Grillo mutua da certo Mario Albanese. Per quanto mi riguarda, scritto e licenziato il caffè, cercherò di pubblicare nella sezione “notizie” di questo blog due brevi contributi: una lettera (che ho firmato anch’io) a padre Paolo Dell’Oglio e un appello di Ciotti, Giulietti, Lotti ed altri a discutere, a “svegliarsi”, per non restare spettatori e, in fondo, complici.

“Pateracchio salva Caimano. Violante spiazza il Pd”, Il Fatto Quotidiano. “Ora chi rischia è la sinistra”, Il Giornale. Il contrordine è completo, mezza vittoria PDL (o compromesso) sull’IMU, frotte di costituzionalisti all’opera per dimostrare che la legge Severino, e quindi la decadenza di Berlusconi, sarebbero illegali. Via libera, condizionato, al governo Letta e pressioni su Napolitano. “Il piano di Berlusconi per evitare l’interdizione”, scrive Repubblica. Per quel che capisco, ad Arcore si sarebbe deciso di evitare la decadenza e di chiedere a Napolitano la commutazione della pena accessoria, cioè l’interdizione dai pubblici uffici. Il cavaliere si sottoporrebbe al castigo (può fare altro?) trascorrendo 9 mesi ai domiciliari o ai servizi sociali, ma resterebbe a pieno titolo il capo, sempre parlamentare e alla bisogna eleggibile, della destra. Il Pd continua a respingere ultimatum e baratti. Ma l’asse Quirinale, Governo, Saggi alla Violante, è all’opera.

Penso che non se ne esca senza immaginare (e provare a costruire) un’altra politica. Con le mie (modeste) forze, proverò nelle prossime settimane a fare un passo avanti, uscendo dall’analisi dello stato presente per provare a individuare tendenze, segni, possibilità di una innovazione. Uno spazio tra le larghe intese e Grillo, che delle larghe intese è complice e pilastro. Già, Beppe Grillo, l’autocrate. Che, in campagna elettorale, avevo apprezzato come straordinario ventriloquo dell’Italia che soffre e vorrebbe ribellarsi. Ora sembra un politicante da strapazzo. Un boss che condivide con Berlusconi, oltre all’interdizione, il disprezzo per quelli che ha fatto eleggere. Ieri ha pubblicato sul blog una scomposta poesia in romanesco, per avvisare i senatori a 5 Stelle che li caccerà con ignominia, chiamandoli miserabili attaccati a una poltrona usurpata, se solo oseranno non obbedire ai suoi ordini. Grillo e Casaleggio sono una stampella delle grandi intese. Vogliono restare soli all’opposizione per nascondere che non sanno fare opposizione.

* il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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