Cordoglio Usigrai, Fnsi e Art.21 per scomparsa Carlo Alberto D’Elia

UsigraiVolevo bene a Carlo Alberto D’Elia, amico e collega fin dai tempi del Gruppo di Fiesole, col quale condividevo la passione per il giornalismo, l’impegno nel sindacato e…il piacere della pipa.  Mi è capitato tanti anni fa di succedergli alla presidenza del Comitato garanti dell’Usigrai, dove ho cercato di prendere esempio dal suo equilibrio e dalla sua bonomia. Lo ricordo con nostalgia. (nandocan).

27 agosto 2013 – “Il giornalismo perde un vero professionista, il sindacato un uomo di profonda saggezza, tutti noi un signore di altri tempi”. Cosi’ l’Esecutivo dell’Usigrai ricorda, in una nota, il giornalista Carlo Alberto D’Elia che, si legge ancora nel testo, “felicissimo di lavorare a Palermo non aveva mai smesso l’orgoglio di essere romano.Equilibrato nelle battaglie sindacali, moderato nel confronto politico”. “In un momento tanto triste e’ pur bello ricordare Carlo Alberto D’Elia aggirarsi nelle stanzette dell’Usigrai, con l’immancabile pipa tra i denti, alla ricerca di qualche documento che supportasse le sue decisioni di garante. Perche’ ‘sulle regole non si transige’,ripeteva sempre. Ci manchera’: Ai suoi familiari un abbraccio che non sara’ mai abbastanza grande”, conclude l’esecutivo dell’Usigrai.

“Con Carlo Alberto D’Elia, morto oggi a Palermo all’età di 80 anni, scompare uno dei giornalisti di punta dell’informazione libera, protagonista di rinnovamento e testimone di legalità in Sicilia e nel Pese e un protagonista della vita professionale negli organismi associativi della categoria, Fnsi, Assosatma di Sicilia e Usigrai. Lo scrive in una nota il segretario Fnsi Franco Siddi. “La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, con l’associazione Siciliana della Stampa e l’Usigrai, ricordano con rimpianto un collega impegnato nel giornalismo e nella vita alla promozione di un’informazione libera che, assicurando il diritto dei cittadini a conoscere e sapere, superando steccati e poteri oscuri, concorre all’affermazione dei diritti di cittadinanza di ognuno. “ Uomo colto, persona sensibile, con i colleghi di punta dell’Ora e operando nella Rai siciliana, Carlo Alberto D’Elia e’ stato uno stimato protagonista delle stagioni di innovazione nella vita delle redazioni e nel sindacato, a livello regionale come in quello nazionale. Una figura di riferimento preziosa, che non metteva al centro se stesso ma, attraverso il giornalismo, i valori etici e cvli e il senso dell’espressione sociale della categoria. E su questo piano la sua attività di vertice nazionale quale quale presidente dei Garanti dell’Usigrai e” diventata esperienza paradigmatica per tutti i successori. Con lo stesso spirito civile e democratico della professione, Carlo Alberto D’Elia aveva poi vissuto una vibrante stagione nuova della politica da consigliere comunale di Palermo. “ Nel ricordarlo in occasione della morte a nome della Fnsi e con i colleghi dell’Associazione siciliana della stampa e dell’Usigrai, tutto il sindacato dei giornalisti si stringe, con profondo cordoglio, ai famigliari e alle persone e colleghi che gli sono sempre stati più cari.”

“Carlo Alberto D’Elia, morto oggi a Palermo, e’ stato un cronista colto e sensibile, un uomo sempre attento alla difesa delle regole etiche, intransigente difensore della liberta’ del giornalista, ma anche custode del diritto dei cittadini ad essere informati in modo corretto, senza trucchi od inganni, politici e mediatici. Questa sensibilita’ la porto’ non solo nella vita professionale, ma anche in quella sindacale dove fu apprezzato dirigente in sede regionale e nazionale”. Lo afferma Giuseppe Giulietti, portavoce di Art.21. “Lo ricordiamo anche come presidente del comitato dei garanti dell’Usigrai,il sindacato dei giornalisti della Rai, dove fu uno dei protagonisti della riforma statutaria e dell’impegno per liberare l’azienda da ogni forma di interferenza indebita. Insieme a tutte le associazioni dei giornalisti troveremo il modo migliore per ricordalo e per conservare la memoria del suo impegno, sempre e comunque dalla parte dell’articolo 21 della Costituzione”, conclude Giulietti.

27 agosto 2013

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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