Siria, Time4Life: ”Creare corridoio umanitario per la popolazione”

Fangareggi ElisaElisa Fangareggi, la volontaria che porta cibo, medicine e vestiti ai civili siriani nei campi profughi, auspica un intervento internazionale, “ma da parte dell’Onu”. Il prossimo viaggio è in programma per il 6 settembre.

MODENA, 26 agosto 2013 – “Più volte è stato preannunciato un intervento internazionale in Siria, dopo stragi in cui sono morte centinaia di persone, ma non c’è mai stato. Non sono fiduciosa sul fatto che questa volta avverrà”. Elisa Fangareggi, la 30enne di Modena che, dal 2011, porta aiuti ai civili siriani nei campi profughi, commenta così l’annuncio dato da Gran Bretagna e Stati Uniti di essere pronti a intervenire in Siria entro 10 giorni, un’accelerazione dovuta probabilmente al presunto attacco con il gas del 21 agosto scorso in cui sono morte 1.300 persone. “La situazione è disperata – continua Fangareggi – e nemmeno i campi profughi sono più una zona sicura”. Ecco perché, secondo la volontaria, “sarebbe auspicabile un intervento internazionale, ma da parte dell’Onu per mettere in salvo i civili tramite la creazione di un corridoio umanitario e di una zona aerea sicura”. Positiva, invece, la decisione della Turchia che, dice Fangareggi, “ha accettato di accogliere altri profughi per i quali saranno allestiti nuovi campi sul confine, ma in territorio turco”.

Fangareggi, avvocato e madre di 3 bambini, si è interessata della situazione siriana nel 2011 quando un amico siriano l’ha contattata per dirle che stava scappando da Aleppo in seguito al conflitto tra l’esercito di Assad e le forze di opposizione. E ha iniziato a raccogliere aiuti da portare ai civili nei campi profughi. In poco tempo, è riuscita a creare insieme ad alcuni amici il gruppo Time4Life che è sostenuto su Facebook da quasi 10 mila persone e conta una decina di volontari provenienti da tutta Italia. Ogni 2 settimane partono per la Siria. Elisa c’è sempre. “Il prossimo viaggio è in programma per il 6 settembre – dice – ma stiamo monitorando la situazione e decideremo all’ultimo”. Oltre a pasti liofilizzati, latte in polvere, vestiti e tutti i tipi di medicinali, questa volta stanno raccogliendo un maggior numero di dosi di atropina per eventuali attacchi chimici. “Dopo quello del 21 agosto abbiamo aiutato come potevamo, ma avevamo solo un centinaio di dosi e non erano sufficienti”. (lp)

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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