Resistenza e sostegno alla magistratura

Costituzione SOSRicevo da  Mauro Bortolani, 26 agosto 2013 – 

Egregi ONOREVOLI DEMOCRATICI e cari amici,
in questi periodi di lotta all’ultimo sangue tra un reo condannato in via definitiva e le Istituzioni Repubblicane ( in alcune delle quali c’è chi parteggia per il reo ), ci pare che l’unica vera azione di difesa della legalità sia quella di RESISTERE a tutti i ricatti e le pressioni che vengono esercitati per alterare una vicenda  chiara e finalmente netta. A costo della caduta del Governo.
Noi cittadini, almeno quelli ancora interessati al funzionamento della polis, temiamo la presenza tra voi dei franchi tiratori, come quelli che hanno tradito Prodi e che quindi la posizione finalmente netta che potrebbe assumere il PD possa essere nuovamente inquinata dalle acque torbide di vergognosi compromessi. 
Sappiamo bene che l’opinione pubblica è in gran parte contraria alla politica, per gli errori e le mancanze da essa manifestate in tante occasioni ( anche contro la Costituzione), e che i poteri legislativo ed esecutivo hanno meritato molte volte esecrazione o disprezzo.
Oggi c’è una possibilità di riscatto, proprio con la resistenza a difesa della legalità e anche a difesa della Magistratura italiana, cui va tributato un riconoscimento di coerenza e rispetto della Costituzione.
Non è sempre stato così, perchè un tempo anche la Magistratura preferiva a volte evitare contrasti, collocata in tutto e per tutto nell’orbita del potere ( come ha scritto di recente Gian Carlo Caselli ).
Ma da tempo questo potere, in tante occasioni  deriso o offeso nei suoi rappresentanti,  è rimasto solo a tentare di far valere le leggi e solo singoli cittadini o associazioni hanno espresso solidarietà ad esso.
Cari onorevoli, Voi che appartenete ad un partito, che ha le maggiori affinità con il tipo di associazione politica indicato dall’art. 49 della Costituzione, dovete mostrarVi assolutamente compatti e concordi nella scelta della legalità e correttezza istituzionale, come molti di voi hanno già dichiarato. In caso diverso, il danno non sarà solo il discredito, ma la caduta della democrazia costituzionale.
Noi cittadini e associazioni  abbiamo già scelto da tempo !
Distinti saluti. Mauro Bortolani
Associazione Reggiana per la Costituzione

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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