Digit2013, attrezzi per giornalisti online

 LSDI, 25 agosto 2013

digit settembreMentre in un gran fragore di grancassa il giornalismo analogico arranca senza meta aggrappandosi al web come ultima risorsa di sopravvivenza, a Firenze, il 16 e 17 settembre, il giornalismo digitale torna ad incontrarsi e ad interrogarsi sul presente (e il futuro) di una professione che in Italia, e solo nel Belpaese, non ha e non trova ragione di credere e godere dell’ inevitabile cambiamento.

Il numero zero del convegno, svoltosi nel capoluogo toscano il 3 e 4 luglio del 2012, ci ha consegnato un’ istantanea di febbrile attività e di generale interesse trans-nazionale sulla materia.

Per questo e per l’ ineluttabilità degli eventi in corso nel mondo dell’informazione e della comunicazione, abbiamo pensato di ritornare a provarci, mettendo ulteriore accento e impegno sulle cose pratiche e provando a lasciare “la grammatica” fuori dal nostro giro, riservandola ai soliti “tromboni” di cui tutti siamo fan sfegatati nelle telenovelas che abbondano su giornali, tg e pagine web della nostra vita, molto più sociale di sempre.

12 mini-seminari di un’ora spalmati “6 al giorno” nell’ arco dell’ intero convegno, per approcciare la materia direttamente, assieme a 12 o meglio 14 o 15 “docenti” di indubbio valore (alcune lezioni sono tenute in tandem). Performance collettive e interattive per richiamare l’ attenzione degli astanti (40 posti gratuiti e prenotabili esclusivamente online fino ad esaurimento):

– sulla sicurezza delle fonti e dei giornalisti e

– sulle necessarie piattaforme e sistemi da utilizzare,

– sul videoreporting per giornalisti militanti e cittadini partecipanti,

– sul social mediattivismo cinguettato,

– narrazioni e interazioni come flussi intercettati e non come tronisti e cronisti del tempo (altro) che fu,

– editoria fai da te dall’idea al prodotto,

– il racconto dello sport ai tempi del web,

– la serietà del gioco fatto tecnica di vendita e informazione,

– i dati e il loro valore assoluto nel giornalismo antico&moderno,

– i flussi della narrazione in tempo reale interpretati e canalizzati non più verso le platee (più o meno) oceaniche ma verso

– communities reali, rappresentative, interpretative, e molto, molto, ma molto criticamente attive e partecipi alla/della notizia.

7 panel per affrontare altrettanti temi del quotidiano giornalistico online ad iniziare dalla complessità del modello narrativo:

– devices, piattaformelinguaggi;

– proseguendo con il racconto di alcuni fatti di giornalismo, quasi tutti mutuati dall’analisi dei dati ma che trovano nella cronaca (proprio lei!!!) la loro ragione di essere: progetti condivisi e partecipati che non sarebbero mai venuti alla luce in un mondo giornalistico diverso da quello attuale.

– E poi uno dei dilemmi/argomenti del momento: riusciranno le aziende (piccole/medie e grandi) a smettere(parzialmente) i propri panni di produttrici/venditrici (esclusiva del presente) e ad indossarne (condivisi e partecipati dal proprio pubblico/comunità) altri da editrici/divulgatrici/comunicatrici? Ma sul serio, e non all’italiana! Modello Sordi per capirsi! Con grande rispetto e affetto sempiterno al grandissimo Albertone nazionale!

digitale_giornalismo_firenze_nov47

– E poi l’effetto social sulla politica, sul commercio, sulla vita reale. I like non sono voti e nemmeno propensioni all’acquisto ma … cosa?

– Per non farci mancare nulla abbiamo chiamato a Canossa anche un manipolo di politici “digitalmente impegnati” assieme ad alcunirappresentanti dell’ editoria spuria (analogico/digitale) e nativa (google ad esempio) (ma non sono editori?) (venite a chiederlo direttamente a loro!) per parlare di <tagli> e di come possa apparire assurdo un programma di <tagli> per lanciare o rilanciare un intero comparto produttivo (leggi editoria&giornalismo)…ma tant’è!

– E infine il futuro presente di libri di carta e di libri digitali upgradabili e rinnovabili, e la necessità di perpetrare e conservare la memoria che da analogica si sta facendo via, via e sempre di più: digitale, senza cheperò  ci sia pervenuta ancora alcuna rassicurazione ne certificazione scientificatamente comprovata che il supporto digitale sia davvero incorruttibile e facilmente conservabile e preservabile dall’ incessante logorio del tempo…

Anzi voci discordanti ma variamente assortite e in molti casi piuttosto convincenti ci stanno da tempo prefigurando scenari ancora più apocalittici di quelli dedicati in epoca pre-digitale agli universi polverosi e cartacei dell’ era analogica…

Che fare dunque?

Iscriversi e poi venire a Digit2013, senza meno: Firenze è davvero magnifica in settembre;)

Vittorio Pasteris, Pino Rea, Marco Renzi

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti