Meglio far decadere B piuttosto che far decadere la Costituzione

Giuliettirightdi Giuseppe Giulietti, 25 agosto 2013 – C’é grande confusione sotto il cielo, ma contrariamente a quanto pensava il presidente Mao, la situazione non é affatto eccellente.

Tra i forzisti, stando alle intuizioni di alcuni infallibili opinionisti, avrebbero vinto i falchi.

E quando mai hanno trionfato le colombe? Il capo dei falchi é il padrone del partito e della cassa.

Il suo interesse coincide con l’interesse di tutti, da sempre.

La caduta del governo non sarà immediata.

Prima ci sarà un crescendo di minacce e di avvertimenti.

Poi l’annunciata videomessaggio e anche quello sarà un “Penultimatum” del tipo:” Decidete voi del Pd cosa fare,datemi il salvacondotto, oppure staccherò la spina, e subito al voto..”.

“La decadenza di B sarebbe un atto inammissibile..”, hanno tuonato insieme falchi e colombe, in una sorta di coro da fattoria degli animali.

La sua non decadenza, tuttavia, sarebbe un atto inammissibile nei confronti dello stato di diritto e della Costituzione.

Se potessimo dare un consiglio non richiesto al Pd, ci permetteremmo di suggerire di staccare la spina per primo e di porre fine alla indecorosa sceneggiata eversiva.

Al movimento 5 stelle, per restare in tema di consigli non richiesti, chiederemmo di dare una immediata disponibilità a costituire una nuova maggioranza capace, prima del voto anticipato, di abrogare il Porcellum e di varare una legge sul conflitto di interessi.

Poi potranno riprendere a dirsele e a darsele di santa ragione

Altrimenti, presto, molto presto, potrebbero,tutti insieme, scoprire di aver lavorato per il re di Prussia, anzi di Arcore.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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