Siria: Le vittime e il potere atroce delle immagini

Sono state le forze governative a fare macelleria con il gas nervino che possiedono, e ciò senza tenere conto che proprio in questi giorni è in corso una ispezione dell’Onu sull’utilizzo delle armi chimiche in Siria? Anche sulla stampa italiana come nelle televisioni e in internet il dubbio, rafforzato ieri anche dagli argomenti di un esperto intervistato da Repubblica, si confronta e si scontra con la versione data dai ribelli. Il commento equilibrato di Franco Venturini sul Corriere della sera, riportato sul sito “perlapace“, è un invito a non trascurare il terribile ruolo esercitato dalla propaganda in questo come in altri conflitti (nandocan).  

di Franco Venturini, 22 agosto 2013 –   Assad si sarebbe dunque sparato sui piedi? Possibile, probabile secondo certi analisti, anzi sicuro secondo i ribelli. I quali però altre volte sono stati colti a fabbricare provocazioni video, e secondo alcuni (compreso l’Onu) possiedono anch’essi gas nervino.

Oggi prevale la brutalità delle immagini che fanno il giro del mondo e l’accento viene posto sui bambini assassinati, domani (ma la Russia ha già cominciato) tornerà il tempo delle smentite e delle recriminazioni, del sangue versato non si sa bene da chi ma che comunque sottolinea l’impotenza dell’Occidente davanti alla guerra civile siriana.
Il rapporto tra strumenti mediatici e conflitti è antico quanto la propaganda, e precede di molto la nascita di Internet. Per restare ai tempi nostri, non possiamo dimenticare che lo sbarco dei Marines in Somalia fu ripetuto per migliorare l’effetto televisivo, non possiamo cancellare che fu una bomba di assai dubbia paternità a fare strage nel mercato di Sarajevo facendo scattare l’intervento Nato. 
L’elenco potrebbe continuare a lungo. Non stupisca dunque l’atroce balletto sull’utilizzo di armi chimiche in Siria, nel presupposto che il loro uso da parte di Assad potrebbe «costringere» Obama a fare di più contro il regime di Damasco, mentre l’ipotesi contraria rafforzerebbe dubbi e reticenze che già si nutrono verso le formazioni ribelli di stampo jihadista.
L’unico risultato sicuro di questo ennesimo episodio di videostragismo è di riportare la Siria al centro di quella scena mondiale che l’Egitto per sua disgrazia gli contende. Per ricordare che la mattanza siriana ha ormai superato le centomila vittime. Che l’intervento delle milizie sciite di Hezbollah ha rovesciato almeno in parte il rapporto di forze sul terreno a favore di Assad. Che nelle fila dei ribelli prevalgono sempre più nettamente le formazioni islamiste sunnite che si richiamano a Al Qaeda, il che induce alla prudenza i fornitori di armi euro-americani mentre più spregiudicati sono Arabia Saudita e Qatar peraltro in gara tra loro (come in Egitto).
La Siria rimane lì, devastata e seduta sull’orlo del cratere. Perché il fuoco che brucia in Siria lentamente ma implacabilmente si estende, minaccia la fragilità libanese, mette a dura prova quella giordana, rischia di riaccendere la miccia multiforme dei Curdi, estende il terreno della battaglia tra sunniti e sciiti all’Iraq, tiene in bilico l’Iran del nuovo presidente Rohani, moltiplica com’è logico le preoccupazioni di Israele.
Intanto Stati Uniti e Russia tra una lite e l’altra affermano che occorre negoziare e preparano insieme la conferenza di Ginevra II. Che rischia di essere, semmai sarà, una risposta mediatica organizzata da chi non sa come fermare la strage. Ma almeno senza gas nervino, senza cadaveri, senza l’infinita ferocia di chi uccide uomini, donne e bambini per alzare l’Auditel nelle stanze dei bottoni che possono decidere, ma forse non più, chi vince e chi perde.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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