Chi liscia la bestia per il pelo, perde la mano. Il caffè del 22/8

IlcaffediMineoda corradinomineo.it – In un paese normale, che il Presidente del Consiglio e il suo Vice discutano, in modo serrato per due ore o tre ore, non farebbe notizia. Purtroppo non viviamo in un paese normale, non è normale il Governo che ci governa ed è anomala la maggioranza che lo sostiene, forse o che lo sosteneva. “Crisi: pressing PDL su Letta”, La Stampa. “Letta e il PDL a un passo dalla crisi”, Corriere della Sera. “Letta Alfano, rottura su Berlusconi”, Repubblica. E poi Il Giornale che titola: “Letta kamikaze” e il Fatto Quotidiano: “Pregiudicato tiene in ostaggio un intero Paese”.

Cosa è successo? Letta e Alfano si sono riuniti in conclave, poi hanno chiamato i loro “secondi”: Franceschini e Lupi. 4 ministri dello stesso governo, tutti e 4 con le medesime radici politiche, vengono dalla Dc, ma apparentemente divisi. Alfano: “se il Pd vota al Senato per la decadenza di Berlusconi, la maggioranza non c’è più”. Letta: “sarebbe paradossale fare cadere il governo ora, comunque non accetto ricatti né sono ammissibili ultimatum”. Tutto qui? Sembra che ci sia stato anche un altro incontro, tra lo zio di Letta, Gianni, e il lord protettore di Enrico, Giorgio (Napolitano).

Cosa Berlusconi voglia per me è lampante. Vuole che già in Giunta al Senato si discuta della Costituzionalità del decreto legislativo Severino, che prevede la decadenza per i condannati. Vuole intervenire di persona e coinvolgere il Parlamento, poi il Governo e Il Quirinale nella discussione del merito. In pratica vuole che si rifaccia in Parlamento il processo che dopo tre gradi e molti anni lo ha condannato in via definitiva. Così conta di spostare l’attenzione e l’opinione degli elettori sulla tesi che gli è cara: in Italia non c’è stato di diritto perché una minoranza di giudici e di pubblici ministeri politicizzati e di sinistra politicizzati, MD, ha trasformato l’intera magistratura in un potere che complotta contro gli altri poteri e, in ultima analisi, contro il potere del popolo di scegliersi chi vuole.

Durante questo bel processo pubblico ai giudici e alla “sinistra” che se ne è fatta complice, il governo Letta-Alfano continuerebbe a governare, naturalmente a condizione che sopprima l’odiato balzello (l’IMU), ma godrebbe solo di un potere “octroyée”, generosamente concesso dal “prigioniero libero”, cioè da Silvio Berlusconi. A quel punto tutti i richiami alla stabilità del governo, premessa per restare in Europa, condizione per cogliere i primi segni di ripresa, giocherebbero tutti in favore dello “statista” Berlusconi, ingiustamente condannato. Alla fine il nostro “vede” una vera e propria resurrezione. Con assunzione in cielo segnata da un voto riparatore del Parlamento o da un salvifico bagno elettorale.

Per me la questione non è giuridica. Non è neppure istituzionale: il Parlamento è autonomo, ma le sentenze si rispettano, come sostiene qualche autorevole dirigente del Pd.  No la questione sul tappeto è innanzitutto ed eminentemente politica. E per spiegare il perché ricorro al Sole24Ore. Il nostro giornale economico oggi lancia un grido d’allarme: il 22 settembre si vota in Germania e se “Alternativa per la Germania” superasse lo sbarramento del 5 per cento ed entrasse nel Bundestag, l’Europa sarebbe finita. Perché questa piccola formazione di destra avrebbe il diritto di appellarsi alla Corte Costituzionale tedesca contro ogni trattato e ogni decisione dell’Europa. Non è un allarme infondato. Ma se si dovesse arrivare a questo, allora io dico che la responsabilità politica sarebbe, tutta, di Angela Merkel. È la Cancelliera che ha mentito ai suoi concittadini. Ha detto loro che l’Europa era un costo, che i Paesi del sud vivevano da cicale, ha fatto l’europeista ma dura, per apparire molto, molto tedesca. Al contrario ha dovuto ammettere che la grande Germania non ha futuro, né politico né economico né storico, senza quelle strane cicale del sud, senza quei mercati che pagano a rate, senza sporcarsi le mani nel Mediterraneo. La politica serve per prevenire, chi accarezza la bestia dalla parte del pelo, prima o poi perde la mano.

Così in Italia, se “un pregiudicato (ci) tiene in ostaggio”, la colpa è della presunzione di Monti che voleva carpirne l’eredità candidandosi alle elezioni e lo ha rafforzato, di Bersani che ha fatto la campagna elettorale tutta in difesa e si è fatto poi umiliare da Grillo, di Grillo che spara a casaccio perché non sa quel che vuole, di Napolitano che ha riesumato “le larghe intese”, formula nata morta già 30 anni fa, di Letta che non è fin qui riuscito a emanciparsi dai suoi trascorsi democristiani. Servirebbe aria nuova. E in Sicilia, il paese della mafia ma quindi anche il paese dove tutti mangiano pane e politica, si comincia a pensare che questa aria nuova possa portarla solo Matteo Renzi. Bianco, sindaco di Catania, si schiera con lui, il sindaco ex PDL di Agrigento lo ha già fatto, Orlando, sindaco di Palermo, sarebbe sul punto di. C’è un pericolo in questo eleggersi un vincitore e correre tutti in suo soccorso? Certo che sì, ma l’immobilismo stagnante, le grida manzoniane dei capi cordata siciliani, gli accordi di potere all’ombra del potere, non sono meno pericolosi. Presto la sinistra interna al Pd dovrà porsi il problema: prepararsi all’ipotesi di una scissione o discutere con il sindaco di Firenze.

Lascio per ultimo l’orrore e la rabbia. Leggete Zucconi, su Repubblica. Piangete per quella bambina soffocata dal gas nervino in Siria. Sono morti a centinaia, cercando quell’aria che i polmoni paralizzati ormai rifiutavano. Una tragedia che era già scritta. Obama, l’impotente leader dell’unica grande potenza rimasta, aveva infatti segnato quell’ultima linea rossa. Non faremo niente – aveva fatto intendere – se massacrerete civili, guarderemo altrove se userete gli aerei per bombardare le case e massacrare la gente in fila dal fornaio. Ma le armi chimiche no, quelle non sopporteremo che le usiate. Una profezia negativa in genere si avvera, ed  ora si è avverata. Se i gas li ha usati Assad il macellaio, come dicono i ribelli, e l’America non interviene perché la Russia non vuole che intervenga, perché la Siria è lontana e l’elettore Yankee non vuole altre guerre, allora il mostro Assad avrà vinto e sarà risorto.

Se fossero stati i più odiosi, spietati e fanatici dei ribelli (e ogni giorno di guerra civile che passa, loro diventano inevitabilmente più forti) a creare il “casus belli”, ammazzando la loro stessa gente, il mostro avrebbe vinto comunque. Perché il martirio atroce dei bambini, delle donne e di centinaia di innocenti indicherebbe che la Siria non può che essere, ormai, un campo di battaglia, nel quale solo la ferocia di al Qaeda è tanto feroce da poter contrastare la ferocia del tiranno. Bisognava aiutare i ribelli due anni fa. Scelta rischiosa, lo so, ma meno orribile della carneficina a cui assistiamo. Il mio pensiero corre a Paolo Dell’Oglio, uomo di pace e oppositore di Assad. E a Domenico Quirico, che ha cercato di raccontare la Siria rischiando tutto. Grazie. Voi soli, oggi, non mi sembrate complici di quelle morti.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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