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Berlusconi, un resistibile videomessaggio

di Giuseppe Giulietti, 21 agosto 2013

berlusconi tv1Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale, ha annunciato che prestissimo spedirà a tutte le Tv un suo videomessaggio. Dal momento che ha “gentilmente” deciso di annunciarlo in anticipo, questa volta nessuno potrà fingere di essere stato colto di sorpresa. L’Autorità di garanzia del settore, Agcom, avrà modo di ricordare le regole in materia, rammentando che non esiste obbligo alla trasmissione del messaggio, perché tale obbligo vale solo per la Rai e quando si tratti di messaggi di pubblica utilità e la richiesta arrivi dalle principali cariche istituzionali.Nel caso di Berlusconi si tratta, invece, di messaggi di “privata utilità” e che, peraltro, provengono da persona condannata in via definitiva, e, in questo caso, dovrebbero scattare le norme sui processi in tv, con tanto di obbligo di replica da parte dei soggetti eventualmente assenti; in questo caso i suoi giudici che già sono stati sottoposti ad un vero e proprio linciaggio politico e mediatico.Allo stesso modo i direttori dei Tg, pubblici e privati, avranno modo e tempo di avvertire il “lanciatore di videocassette” che non lo manderanno in onda e che valuteranno, se e quando, chiedere una intervista con tanto di domande e, possibilmente, di risposte, che, naturalmente, saranno accompagnate dalle immediate repliche di quanti saranno stati insultati dall’ex Cavaliere.

Ovviamente resta il quesito di sempre: agli altri condannati in via definitiva, sarà mai consentito di spedire, magari dal carcere, una videocassetta e di vederla trasmessa? L’obiettivo é proprio questo: dimostrare che Berlusconi é diverso da chiunque altro e, come tale, sottratto al rispetto delle leggi e della Costituzione, a questo, anche, dovrà servire la videocassetta. Per questo è giusto ribellarsi a questa indecorosa pratica e continuare testardamente a difendere il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, e magari anche di fronte alle… Tv.

da “Il Fatto Quotidiano”

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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