Berlusconi: il capo sono me

di Giuseppe Giulietti, 20 agosto 2013

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Il capo sono io” ha tuonato l’ex cavaliere e , almeno su questo, ha ragione. Non solo è il capo, ma anche il proprietario e l’ufficiale pagatore, e sarà lui a decidere se e quando staccare la spina al governo. L’offensiva a di queste ore ha un solo obiettivo ed è quello di indurre il Pd a mutare posizione sulla decadenza o, quanto meno, ad accettare un rinvio, magari collegato ad una richiesta di pronuncia della Corte Costituzionale. Tutto si giocherà su questo, altrimenti sarà voto anticipato, senza riforma elettorale e con la gran parte delle tv sotto il controllo dei forzisti. Tanto per non lasciar spazio al dubbio, l’ex cavaliere ha già fatto sapere che: “In tv andrò io…”, del resto essendo il proprietario non dovrebbe incontrare troppe resistenze…

Del resto se non dovesse ottennero grazia, salvacondotti, condoni e rinvii, non gli resterà che la strada del voto anticipato, anzi immediato. Una sola cosa teme come la peste: la possibilità che un’altra maggioranza si formi comunque e, prima del voto, gli sbaracchi il Porcellum e approvi una normativa decente in materia di conflitto do interessi. Tutto il resto non gli fa e non gli farà neppure il solletico. Per ora, tuttavia, può continuare a dettare il ritmo della danza, perché chi potrebbe e dovrebbe provarci, non sembra intenzionato a farlo, dal Pd a 5 Stelle. Il finale di questa partita, sul piano politico ed elettorale, potrà rivelarsi molto amaro. Naturalmente ci auguriamo di essere smentiti il prima possibile e su tutta la linea.

da “Il Fatto Quotidiano”

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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