Egitto, sulle orme di Mubarak

di Ibrahim Refat, 19 agosto 2013*

NEWS_156579Il Cairo – Ci risiamo. La caccia al reporter è ripresa in grande stile in un Egitto dilaniato da una guerra civile strisciante. In meno di una settimana hanno pagato con la vita questa violenza insensata due giornalisti: Mick Dean, cameraman di Sky News, e Habiba Abd el-Aziz, giornalista del gruppo editoriale Gulf News di Dubai. Entrambi sono stati uccisi nello sgombro del sit-in dei pro-Morsi a Rabaa el-Adawia, compiuto mercoledì dalla polizia.Almeno altri tre giornalisti egiziani hanno subito gravi ferite negli stessi incidenti. Domenica sono stati fermati e poi rilasciati quattro reporter italiani durante l’assalto alla moschea di al-Fatah in piazza Ramses al Cairo. Nella stessa caccia al giornalista scattata davanti alla moschea sono incappati due reporter turchi, Metin Turan e Hebaa Zaccaria, l’egiziana Shimaa Awaad e un altro reporter del Cairo Sherif Mansour. Questi ultimi tre sono stati rinchiusi nel carcere di Torah, dove è rinchiuso l’ex presidente Mubarak.Nel caos che aveva dominato le strade della capitale domenica diversi colleghi egiziani e stranieri sono stati raggiunti da pallottole vaganti. Tra questi il capo della Foreign Press Association, il tedesco Volkand Winderfurhr, il quale però ha accusato gli islamisti di aver cercato di assassinarlo deliberatamente.
A parte il caso di Volkand, tutti gli altri possano essere considerati “incidenti sul lavoro”. Cose che capitano in tutte le zone calde del mondo (la Siria e l’Iraq ci insegnano molto al riguardo). Il guaio però è che le autorità egiziane sembrano aver avviato una sistematica campagna di ritorsione contro i giornalisti e gli uffici di corrispondenza di network televisivi “sgraditi” al nuovo potere in quanto “schierati” con i Fratelli Musulmani.Una trentina di network islamici sono stati chiusi dal 4 luglio scorso. L’ufficio della tv iraniana al-Alam è stato perquisito dalla polizia e il titolare, Ahmed el-Siufi, è stato fermato per 24 ore. Per essere scarcerato ha pagato una cauzione pari ad oltre mille euro. Meno fortunato è stato Mohamed Bader, cameraman di al-Jazeera tv, schierata con la Fratellanza Musulman, langue in carcere da un mese. La sua unica colpa è quella di aver effettuato delle riprese dei disordini del 15 luglio in piazza Ramses sebbene il giudice lo abbia incriminato, alla stregua di numerosi dimostranti arrestati con lui in quell’occasione, per possesso di arma da fuoco. In gattabuia è finito pure il corrispondente di al-Jazeera Abdallah al-Shami, ma senza specifiche accuse.

Stamane è stato arrestato un cameraman della CNN perché gli hanno trovato addosso dei filmati dei tafferugli tra i sostenitori di Morsi e quelli della giunta militare.

Certo nemmeno il precedente regime fondamentalista di Morsi eccelleva nella difesa della libertà di stampa, non sono mancate intimidazioni, epurazioni e prepensionamenti di giornalisti scomodi a livello dei media di proprietà dello stato. Tuttavia, coloro che ora dai palazzi governativi promettono libertà di espressione e democrazia dopo l’attuazione della tanto declamata “road map” devono almeno lasciare in pace i media.

*da “Il mondo di Annibale”, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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