Droga, ”costi sociali per 28,5 miliardi di euro”

drogaRelazione al Parlamento 2013. Dall’acquisto delle sostanze ai costi socio-sanitari, il consumo di droghe pesa l’1,8 per cento del Pil. Ma l’intervento dei servizi paga: “A fronte di ogni miliardo circa di euro annui investiti per l’assistenza socio-sanitaria ne deriva un beneficio diretto di circa sei”

ROMA, 24 luglio 2013 – Il consumo di sostanze stupefacenti ha costi sociali, che vanno dall’acquisto delle sostanze ai costi socio-sanitari, stimati per il 2011 intorno a 28,5 miliardi di euro, pari all’1,8 per cento del Pil. A fornire la stima l’ultima Relazione al Parlamento 2013 sull’uso di sostanze stupefacenti e tossicodipendenze, secondo cui “il costo imputabile all’acquisto delle sostanze, anche se difficilmente quantificabile, in base alla stima sui consumi nella popolazione generale è presumibile possa essere compreso in un range che va da 6,7 a 39,7 miliardi di euro, il cui valore medio di 20,7 miliardi di euro incide per una quota del 72,5 per cento sul totale dei costi sociali”.

A pesare sono anche i costi derivanti dalla perdita di produttività che costituiscono la seconda voce di costo (16,2 per cento), pari a 4,6 miliardi di euro. I costi imputabili alle attività di contrasto ammontano, invece, a circa 1,6 miliardi di euro (5,5 per cento del totale), di cui oltre la metà (65,9 per cento) per la detenzione, il 13 per cento per le attività delle forze dell’ordine, il 20,3 per cento per le attività erogate dai tribunali e dalle prefetture. I costi socio-sanitari, infime, ammontano a 1,65 miliardi di euro, di cui il 41,8 per cento per l’assistenza dei soggetti presso i servizi per le dipendenze, il 37,7 per cento per la cura delle patologie correlate, ed il 13,6 per cento per l’assistenza nelle strutture socio-riabilitative.

A fronte dei costi, però, ci sono anche i “benefici derivanti dall’azione socio-sanitaria, dal risparmio imputabile al mancato acquisto delle sostanze da parte dell’utenza in trattamento (da 2,1 miliardi a 6,1 miliardi di euro) ed il reddito da lavoro dei soggetti riabilitati e nuovamente reinseriti nel mondo del lavoro (3,7 miliardi euro), per un totale di circa 7 miliardi di benefici. Secondo tali stime si può affermare che a fronte di ogni miliardo circa di euro annui investiti per l’assistenza socio-sanitaria ne deriva un beneficio diretto di circa sei“.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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