Gioco d’azzardo, pronta la legge di iniziativa popolare

slotmachineMancano gli ultimi ritocchi al testo che Lega autonomie e Terre di mezzo vogliono presentare in Parlamento. Intanto anche le amministrazioni locali cominciano ad ottenere qualche vittoria. Come a Milano

MILANO, 19 luglio 2013 – Da lunedì 22 luglio sarà pronto un testo completo per una legge di iniziativa popolare sul gioco d’azzardo. Lo annuncia Angela Fioroni della Lega autonomie, tra le protagoniste – insieme alla Scuola delle Buone pratiche di terre di mezzo – della campagna condotta da 217 Comuni per contrastare il diffondersi delle slot machines. “I nostri 13 articoli sono tutti compresi nelle proposte che gli animatori della campagna ‘Mettiamoci in gioco’ hanno fatto ai parlamentari”, commenta Angela Fioroni. “Questo fa ben sperare per un consenso ampio di tutto l’arco parlamentare alla nostra legge d’iniziativa popolare”.Tra gli ultimi acquisti della squadra di amministratori e cittadini che sta lavorando al testo fa parte anche Mario Turla, esperto e consulente per le banche sul tema del riciclaggio. “Ha lavorato agli articoli sulle infiltrazioni mafiose, la tracciabilità dei flussi finanziari, la lotta all’evasione fiscale e tributaria. Da settembre, comincerà una raccolta firme in tutta Italia: ne servono 50 mila per portare il testo in aula.

 Mentre il gruppo di Lega autonomie lima il testo di proposta di legge nazionale, a Palazzo Marino la Commissione consiliare antimafia, in sede congiunta con la Commissione commercio, studia una mozione da proporre in Giunta (vedi lancio successivo). “Al momento i Comuni non hanno poteri perché solo lo Stato può legiferare in materia di gioco d’azzardo. Ma le ultime sentenze di tar e Consigli di Stato iniziano a dare ragione alle amministrazioni locali”, spiega Angela Fioroni. Proprio il Comune di Milano ha ottenuto il parere favorevole del Consiglio di Stato sul regolamento degli orari di apertura e chiusura delle sale gioco. Per le prossime settimane si attendono anche i pronunciamenti dei Tribunali amministrativi regionali per ricorsi analoghi a Genova e a Rivoli (Verona). “I tribunali iniziano a riconoscere nella presenza di sale da gioco un problema per il benessere dei cittadini e quindi iniziano a riconoscere ai Comuni margini di manovra”, commenta Fioroni. Non si può abbandonare nessun fronte di questa battaglia, nemmeno a livello locale. (lb)

© Copyright Redattore Sociale

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti