Un partito di guerra

n53285491710_7965da L’AMACA di Michele Serra, (Repubblica, 11 luglio 2013) – Un partito di guerra, questo è oggi il Pdl. Non una voce solida, ragionevole, si leva dal suo interno per dire che non solamente l’Italia e le sue istituzioni, ma la stessa destra italiana è qualcosa di più e di meglio del suo vecchio capo pazzo di vanità e di rabbia. Non solamente la cerchia dei fedelissimi – le pitonesse, le amazzoni, i direttori dei suoi giornali e dei suoi telegiornali, gli ex craxiani che sono, del berlusconismo, i veri pretoriani – ma l’intero partito ragiona e sragiona all’unisono con il suo leader, come se sapesse di essere, senza di lui o al di fuori di lui, niente. Semplicemente niente. Non è un partito-azienda, il Pdl. È un partito-persona, in grado di digerire la perdita di sei milioni e mezzo di voti (un’ecatombe mai vista nella storia repubblicana) come una “grande vittoria”, e di fingere di non vedere e non sapere, per anni, il disdoro e il ridicolo che il solo nome di Berlusconi evoca in giro per il Pianeta Terra (fa eccezione la Bielorussia, ma non tutta). 

Si dice, da anni, che far coincidere i destini di un Paese con quelli di un individuo è quanto di più lontano dalla democrazia si possa concepire. La giornata di ieri, con il procurato coma parlamentare, ne è l’ennesima prova. Fortunatamente, a dare il senso della normalità, del tranquillo tran-tran quotidiano, c’era il Pd che non sapeva che pesci pigliare!

Da La Repubblica del 11/07/2013

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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