Taci, Corriere, la toga ti ascolta! – I Tg di mercoledì 10 luglio

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  Una particolare concezione di come la stampa dovrebbe “modulare” la propria voce è quella che ha portato Studio Aperto e Tg 4 a “prendersela” con il Corriere della Sera, reo di avere messo la pulce della possibile parziale prescrizione per Berlusconi nelle orecchie dei giudici della Cassazione. Ora, è assai improbabile che il collega Ferrarella, in edicola ieri mattina sulla prima pagina del quotidiano milanese, abbia dettato l’agenda della Cassazione, che a metà giornata ha iscritto il ricorso per il processo Mediaset al 30 luglio.  Ma se anche fosse, non sarebbe motivo di plauso per un giornalista segnalare un possibile problema di ingorgo di tempi per un importante processo? Noi non sappiamo se Luigi Ferrarella “tifa” o meno per una sentenza di condanna del Cavaliere, né ci interessa scoprirlo. Ma se anche fosse? Ferrarella non fa il giudice ma, appunto il giornalista. Chi ha un concezione “altra” del mestiere ha invece prodotto edizioni in cui lo sdegno per la possibile sentenza negativa si arma e si dirige anche contro il Corriere della Sera, colpevole di aver parlato invece di “fischiettare” facendo lo gnorri. Nella ricerca dei genomi della “colpa”, il servizio mandato in onda dalle due testate dirette entrambe da Giovanni Toti torna indietro al Corriere del 21 novembre ’94, alla notizia d’apertura sull’invito a comparire per Berlusconi, allora da poco premier per la prima volta. Anche questa viene considerata una grave colpa, mentre è passata alla storia come una delle tante “fughe di notizie” dalle Procure.

Il “Corriere cattivo” sempre su Tg 4 è affiancato, tanto per rimanere in tema, dal “cattivo Fini”, chiamato a testimoniare a Napoli nel procedimento sulla compravendita di senatori che vede Berlusconi per il momento “solo” a rischio di rinvio a giudizio: correrebbe a “vendicarsi”. “Cattivo” è anche il Tribunale di Milano che oggi ha condannato a otto mesi di reclusione per “omesso controllo” il direttore di Panorama Mulè, in un procedimento per diffamazione, che se ne duole in diretta sempre su Tg 4. Non sappiamo se repetita juvant davvero, comunque questa campagna dei Tg di famiglia che “doppia” giornali e siti di destra, si nutre solo di grida e la butta sostanzialmente in caciara. Anche oggi dobbiamo complimentarci, senza alcuna ironia con l’avvocato Coppi, neo difensore di Berlusconi in Cassazione, che è l’unico a esprimersi con correttezza giuridica e, pur difendendo il suo assistito, a preoccuparsi del fatto di non dire cialtronerie o a buttarla in politica ( Tg 4 e Tg 1 e Tg 5). Su Tg 5 appare la sfilata dei dirigenti Pdl, sostanzialmente in lutto ma, apparentemente, imbestialiti. Ovviamente le ragioni con cui il Primo Presidente della Cassazione Santacroce ha tecnicamente motivato la decisione del 30 luglio compaiono su tutti gli altri (titolo per Tg 3 e Tg La 7) ma non sui Tg Mediaset.

Travaglio e Bechis discutono con Mentana da sponde opposte, mentre Lupi si arrampica sugli specchi intervistato da Bianca Berlinguer su Tg 3. Gelmini si diffonde su Tg 1, mentre Epifani, sempre sul Tg della prima rete, invita il Pdl a non tirare la corda. Su come buona parte dell’informazione televisiva intenda il mestiere del giornalista non ci dilunghiamo di più: undici mesi di analisi quotidiane ci esimono dal farlo.

Per il resto, la sollevazione del Pdl a difesa del Capo mette nei guai il Pd che “concede” alla Camera e al Senato la sospensione dei lavori per un giorno, di contro alla richiesta di tre giorni motivata dal Pdl per sottolineare la “gravità” della decisione della Cassazione.  Maretta interna con i renziani (ma non solo loro) che contestano la decisione di “andare incontro” all’ ira funesta della destra.

Le convulsioni della politica fanno risaltare la “buona giornata” dei Cinque Stelle che contestano nelle aule e nelle piazze la “concessione” fatta dal Pd e, soprattutto, conquistano spazio su tutti i Tg con l’incontro al Quirinale e la chilometrica conferenza stampa di Grillo, una sorta di surrogato dei suoi spettacoli nei quali, come sempre, risulta al contempo molto confuso ma  assai avvolgente. Oggi è successo lo stesso.

Alberto Baldazzi

 

 

Dati Auditel dei Tg di martedì 9 luglio 2013

Tg1 – ore 13:30 3.483.000, 20,59% ore 20:00 4.317.000, 23,01%.
Tg2 – ore 13:00 2.744.000, 17,09% ore 20:30 1.942.000, 9,11%.
Tg3 – ore 14:30 1.735.000, 11,74% ore 19:00 1.555.000, 12,72%.
Tg5 – ore 13:00 3.200.000,19,84% ore 20:00 3.161.000, 16,82%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.758.000, 21,49% ore 18:30 801.000, 8,55%.
Tg4 – ore 14.00 445.000, 2,79% ore 18:55 752.000, 6,22%.
Tg La7 – ore 13:30 708.000, 4,20% ore 20:00 1.330.000, 7,00%.

Fonte: http://www.tvblog.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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