“Nella repubblica fondata sulla ‘Costituzione di Arcore’ processare il sovrano è un colpo di Stato”. Intervista a Domenico Gallo

di Stefano Corradino, 10 luglio 2013*

LGG_20130506_berlusconi-processi-ruby-mediasetLa Cassazione ha fissato l’udienza del processo Mediaset al 30 luglio. Insorge il Pdl che parla di assalto giudiziario e arriva a chiedere tre giorni di sospensione dei lavori parlamentari. E’ un accanimento nei confronti del premier o un procedimento che rientra nella prassi istituzionale dell’Istituto? Lo chiediamo al Magistrato di Cassazione Domenico Gallo.Cosa prevede la legge?
Secondo la legge i procedimenti penali e civili rimangono sospesi dal 31 luglio al 15 settembre e non vengono trattati perché c’è una sospensione dell’attività giudiziaria. Ma la stessa legge stabilisce che i processi urgenti devono essere comunque trattati. In ambito penale i procedimenti urgenti riguardano quelli con detenuti o dove è imminente la prescrizione. Per questo si organizzano sezioni feriali che devono trattare le vicende giudiziarie urgenti.Perché il processo a Berlusconi è finito in questa sezione ed è stato fissato per il 30 luglio?
Perché dall’esame del fascicolo risultava una prescrizione possibile in data 1° agosto. Necessariamente questo processo doveva essere assegnato alla sezione feriale e doveva essere trattato con urgenza per evitare che i magistrati perdessero tempo determinando una prescrizione del reato.

Il partito di Berlusconi parla di persecuzione giudiziaria. C’è un accanimento della Cassazione contro il Cavaliere?
Tutt’altro. Ci troviamo di fronte ad un uso legittimo ma anche commendevole della Corte di Cassazione di trattare i procedimenti penali. E’ un obbligo dei giudici quello, per quanto possibile, di trattare i processi che stanno per prescriversi con una procedura d’urgenza e quindi rimandarli alla sezione feriale. Non si possono rimandare a settembre… E ciò fa parte della buona amministrazione della giustizia che non può consentire alle persone che sono implicate nei procedimenti penali di evadere dalle loro responsabilità per le lungaggini del sistema giudiziario.

I difensori di Berlusconi (avvocati e parlamentari) non la pensano così. Gridano al colpo di stato. Parlano di una sentenza che sembra essere già scritta.
Nella repubblica fondata sulla costituzione di Arcore processare il sovrano è un colpo di Stato. Nello stato democratico tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e devono rispondere di tutti i misfatti che compiono senza distinzione e nessun privilegio. C’è una parte della politica che contesta palesemente lo stato di diritto, una contestazione che peraltro viene da lontano.

I vertici del Pdl hanno chiesto tre giorni di sospensione dei lavori, in Aula e nelle Commissioni, per decidere come muoversi.
Un comportamento antistituzionale ed eversivo. D’altronde si può fare eversione in modi diversi. Con i carri armati o anche con atteggiamenti che vanno contro il buon funzionamento delle istituzioni. Ciò che si contesta, di fatto, è che la giustizia proceda in modo indipendente rispettando la legge.

C’è un conflitto insanabile tra magistratura e una parte della politica?
Più che un conflitto parlerei di un gravissimo vizio di cultura istituzionale da parte di alcuni esponenti politici. Non è concepibile che qualcuno pretenda di sottrarsi alle regole, alla legalità e attacchi la funzione dei giudici che è quella di far rispettare le regole. Il problema del berlusconismo è quello di non accettare le regole che sono alla base dello stato di diritto e rivendicare in modo arrogante l’assoluta impunità.

*da articolo 21

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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