Palestinesi di Gaza presi di mira in Egitto

Mentre l’Esercito egiziano continua la sua offensiva nel Sinai, i palestinesi di Gaza sono vittime di una assurda caccia alle streghe e soggetti a restrizioni e detenzioni.

di Michele Giorgio – Near Neast News Agency, 9 luglio 2013

Foto di rebeleconomy.com

L’Esercito egiziano ha lanciato un’offensiva massiccia nel Sinai contro le formazioni jihadiste armate. Non è la prima volta che accade. Stavolta però ha a disposizione un maggiore apporto di mezzi corazzati e di aviazione leggera, grazie al via libera ottenuto da Israele che, sulla base degli Accordi di Camp David, deve dare il suo assenso ai movimenti di armi pesanti egiziane nel Sinai.

Dopo gli attacchi compiuti dai miliziani islamici nel weekend a El Arish – in risposta al golpe militare al Cairo – in cui sono rimasti uccisi sette fra poliziotti e soldati e un sacerdote copto, nella notte tra sabato e domenica è stato fatto saltare il gasdotto che collega l’Egitto alla Giordania. Qualche ora dopo un commando armato ha attaccato quattro postazioni militari a Sheikh Zuweid, a ridosso della frontiera con Israele e la Striscia di Gaza. Una rivendicazione indiretta è giunta dal Majlis Shura al Mujahidin, il gruppo armato salafita ad aprile rivendicò il lancio di razzi sul porto israeliano di Eilat.

Di pari passo all’offensiva militare, si aggrava la condizione dei palestinesi di Gaza messi sotto pressione dalle autorità egiziane. La chiusura del valico di Rafah sta bloccando, soprattutto in uscita dalla Striscia, migliaia di persone mentre alcuni giornali egiziani alimentano una caccia alla streghe senza senso. Della spaccatura tra pro e anti Morsi in Egitto, rischiano di fare le spese anche i palestinesi di Gaza (e non solo), associati senza distinzioni al movimento dei Fratelli Musulmani. Dagli attivisti e dirigenti di Hamas all’ammalato bisognoso di cure urgenti, dall’islamista fanatico fino allo studente laico che aveva sostenuto la rivoluzione del 25 gennaio 2011. Tutti sullo stesso piano, tutti potenzialmente pericolosi, tutti fiancheggiatori dei jihadisti che l’Esercito sta affrontando nel Sinai. Notizie di stampa prive di fondamento danno i palestinesi schierati, anche in armi, tutti dalla parte dei Fratelli musulmani contro i manifestanti di Piazza Tahrir.

L’ufficio del Procuratore di Qars al Nil (Cairo), sostiene che indagini in corso rivelano che il movimento islamista egiziano starebbe reclutando siriani e palestinesi per combattere in armi contro le forze di sicurezza e gli oppositori di Morsi. Un presunto siriano, Mohamed Hassan al-Berdkany, arrestato durante i recenti scontri al Maspero, avrebbe riferito che i capi della comunità palestinese pagherebbero fino a 500 lire egiziane (poco più di 50 euro) a coloro che accettano di prendere parte ad azioni armate. Sedicenti membri di Hamas sarebbero stati arrestati al Cairo in possesso di armi. Notizie che non possono essere verificare con fonti indipendenti ma che contribuiscono ad aggravare il clima di sospetto verso i palestinesi che cresce in quella parte di popolazione egiziana schierata contro i Fratelli Musulmani.

A dare il segno della gravità della situazione è stato ieri un comunicato di allarme lanciato dal Centro palestinese per i Diritti Umani che denuncia la detenzione di fatto per decine di palestinesi all’aeroporto internazionale del Cairo. Persone che nella maggior parte dei casi sono arrivate dall’estero allo scopo rientrare a Gaza per l’inizio del Ramadan. In pochi giorni si è passati dall’amicizia di Morsi nei confronti di Gaza – frutto dell’alleanza dei Fratelli Musulmani con Hamas – al sospetto e alle restrizioni.

I motivi sono politici e a pagare il conto sono civili palestinesi incolpevoli. Senza dimenticare che l’Esercito egiziano, per «bloccare i movimenti dei jihadisti», sta intensificando la distruzione dei tunnel sotterranei tra il Sinai e Gaza, il polmone dell’ approvviggionamento di merci e carburante alla Striscia. E gli effetti già si sentono. A Gaza stanno per esaurirsi le scorte di benzina e gasolio. Non bastano i rifornimenti che arrivano da Israele, peraltro a un costo doppio rispetto a quelli dall’Egitto.

Tutto lascia prevedere un ulteriore sviluppo della campagna militare nel Sinai, con un appesantimento delle restrizioni nei confronti di Gaza. Secondo il quotidiano Gomhoriye, l’Esercito intende intensificare l’offensiva nel quadro di un piano pronto da tempo (approvato da Israele) che Morsi invece aveva congelato. L’obiettivo è evitare che gli attentati possano colpire anche la zona del Canale di Suez, una delle poche bombole d’ossigeno dell’Egitto alle prese con una devastante crisi finanziaria. La Banca Centrale riferisce con forte allarme che le riserve di valuta pregiata rappresentano meno di tre mesi di import e solo la metà sono in contanti. Secondo la banca d’affari Merryl Lynch, l’Egitto ha sei mesi di autonomia dopo i quali non riuscirà a pagare i debiti e i fornitori. Nasce anche da questo l’offensiva per strappare il Sinai ai jihadisti.

Fonte: Nena News, il grassetto è di nandocan

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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